Voglio salire sul carro dei perdenti!
Fatemici salire.
Voglio salire sul carro di quelli che a mente fredda hanno detto che questi Europei non s'han da fare (pseudocit.) a forza di vedere cani sgozzati e sentire notizie di calciatori sempre più in Questura e sempre meno in campo, e che poi si son resi conto che non serve a nulla fare i "coerenti".
Anche perchè non sono mai stato coerente!
E' vero, sono tutti milionari, probabilmente è tutto pilotato (anzi, sicuramente), però questo Europeo mi ha divertito, anche più del Mondiale vinto in Germania.
Se il mondo fosse giusto, non si sarebbe giocato, come non si sarebbe dovuto giocare in Sud Africa e così via.
Però penso che nell'anno dei terremoti, tellurici e non, una carezza di leggerezza ci stava bene.
Non ho voglia di pensare a che fine faranno gli stadi in Polonia come quelli in Sud Africa, non voglio pensare ai cani massacrati e nemmeno al conto in banca di Balotelli.
Voglio pensare che Prandelli è una brava persona che ha portato in Ucraina 23 giocatori, con 2 ragazzi neri per la prima volta (e questa, scusate, è una notizia!) e che ha cercato di fare calcio.
Difficile perchè i giornalisti cercavano ancora il "probabile Paolo Rossi" e iniziavano sempre i discorsi ricordando che dopo i grandi scandali e dopo le brutte partenze, l'Italia vola.
E invece no.
Invece il calcio come dice Pasolini ha i suoi poeti e i suoi prosatori e se sei più scarso, perdi.
E' vero: nella Spagna ci sono 20 giocatori che giocano in due squadre soltanto, da noi no.
E' vero: loro prima di tirare in porta fanno anche una ventina di passaggi di prima, è arte, la loro.
E' vero: non avevi nè Baggio, nè Pablito, nè Cannavaro.
Complimenti Mister, complimenti a Casillas che sul 4 a 0 chiedeva "rispetto" per l'Italia, complimenti a Pirlo che usando il gergo pasoliniano è un poeta fantastico, complimenti alla Spagna che non possiede prosatori.
Questo è un blog libero ed è una notizia. E' un blog che non ha un argomento preciso: attualità, politica, musica, teatro etc. I post li potete trovare sulla mia pagina pubblica di fb (Carlo Cavallaro), nel gruppo fb "C'hanno rubato il pensiero" e sul mio profilo twitter. Il Signor C
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lunedì 2 luglio 2012
lunedì 25 giugno 2012
Cassano, Cecchi Paone, Vezzali e Aldrovandi
Sembra lo facciano a posta.
Sembra che in Italia i casini si creino ad arte per far parlare di sè.
Prima Cecchi Paone che lancia il sasso sui gay in Nazionale e gli risponde Cassano, ben noto non frequentatore di Università, a suo modo.
A me più che del termine "frocio" usato da Cassano (il suo vocabolario contiene 20 parole: le venti squadre di calcio di serie A), fa vomitare il fatto che Cecchi Paone per promuovere il suo ultimo libro dal titolo "Tutto dentro" (...), non abbia esitato a far uscire lo scandalo (???) durante gli europei e dando addirittura del "maleducato" al ragazzaccio di Bari vecchia.
E venne il turno della Vezzali, portabandiera azzurra alle Olimpiadi di Londra, quella che si lasciava toccare dal Presidente Berlusconi "..Presidente, io da lei mi farei toccare.." frase porno detta a Porta a Porta che fa della pornografia intellettuale (e del nulla) la sua ragion di vita.
Ora, si diceva, la Vezzali.
Grande campionessa, per l'amor di Dio, fuori dalla pedana un po' meno.
Sul web in queste ore sta circolando un gruppo contro Federico Aldrovandi: la sentenza definitiva è arrivata pochi giorni fa: 3 anni e pochi mesi agli assassini di Federico, non male, vero?
Tu uccidi uno e ti danno 3 anni, good.
Nel gruppo contro Aldrovandi (ma poi, come si fa a fare un gruppo CONTRO Aldrovandi, che è una vittima: welcome to Italy!), si era iscritta anche la Vezzali, ieri sorridente a ricevere complimenti, dal non-capo dello Stato Napolitano, uno che tifa la Nazionale, uno che è andato in Emilia dopo settimane dalla tragedia, uno che è stato in Parlamento dagli anni sessanta e così via.
A meno che non sia stato un fake (un profilo falso) io da italiano e da cittadino mi fa vomitare una che si iscrive in un gruppo tale, dove i commenti più soft erano "cucciolo di maiale", "schifoso drogato" eccetera eccetera eccetera. (cit.)
Ora è chiaro che la Vezzali dirà che era un fake, e che è stata fraintesa (adepta del più grande maestro del "fraintendimento", per altro).
Ma se fosse vero, tu, Vezzali, chi pensi di rappresentare portando quella bandiera, quel Tricolore sporco di sangue?
Forse chi crede alla favoletta delle missioni di pace, chi credeva che Monti fosse mago Zurlì (e non un banchiere che ci fa perfino rimpiangere Berlusconi), chi crede alle parole dei politicanti e di chi ne fa le veci (...).
Se Buffon, Bonucci, Criscito hanno fatto quel che hanno fatto, in confronto a te, Vezzali, sono dei pirla, ma almeno non hanno appoggiato degli assassini.
Chissà cosa dirà, la signora Aldrovandi, una persona che emette dignità da tutti i pori della pelle, quando ti vedrà rappresentare questo Stato.
"..E' forse troppo chiaro agli occhi della gente che tutto è calcolato e non funziona niente.."
Sembra che in Italia i casini si creino ad arte per far parlare di sè.
Prima Cecchi Paone che lancia il sasso sui gay in Nazionale e gli risponde Cassano, ben noto non frequentatore di Università, a suo modo.
A me più che del termine "frocio" usato da Cassano (il suo vocabolario contiene 20 parole: le venti squadre di calcio di serie A), fa vomitare il fatto che Cecchi Paone per promuovere il suo ultimo libro dal titolo "Tutto dentro" (...), non abbia esitato a far uscire lo scandalo (???) durante gli europei e dando addirittura del "maleducato" al ragazzaccio di Bari vecchia.
E venne il turno della Vezzali, portabandiera azzurra alle Olimpiadi di Londra, quella che si lasciava toccare dal Presidente Berlusconi "..Presidente, io da lei mi farei toccare.." frase porno detta a Porta a Porta che fa della pornografia intellettuale (e del nulla) la sua ragion di vita.
Ora, si diceva, la Vezzali.
Grande campionessa, per l'amor di Dio, fuori dalla pedana un po' meno.
Sul web in queste ore sta circolando un gruppo contro Federico Aldrovandi: la sentenza definitiva è arrivata pochi giorni fa: 3 anni e pochi mesi agli assassini di Federico, non male, vero?
Tu uccidi uno e ti danno 3 anni, good.
Nel gruppo contro Aldrovandi (ma poi, come si fa a fare un gruppo CONTRO Aldrovandi, che è una vittima: welcome to Italy!), si era iscritta anche la Vezzali, ieri sorridente a ricevere complimenti, dal non-capo dello Stato Napolitano, uno che tifa la Nazionale, uno che è andato in Emilia dopo settimane dalla tragedia, uno che è stato in Parlamento dagli anni sessanta e così via.
A meno che non sia stato un fake (un profilo falso) io da italiano e da cittadino mi fa vomitare una che si iscrive in un gruppo tale, dove i commenti più soft erano "cucciolo di maiale", "schifoso drogato" eccetera eccetera eccetera. (cit.)
Ora è chiaro che la Vezzali dirà che era un fake, e che è stata fraintesa (adepta del più grande maestro del "fraintendimento", per altro).
Ma se fosse vero, tu, Vezzali, chi pensi di rappresentare portando quella bandiera, quel Tricolore sporco di sangue?
Forse chi crede alla favoletta delle missioni di pace, chi credeva che Monti fosse mago Zurlì (e non un banchiere che ci fa perfino rimpiangere Berlusconi), chi crede alle parole dei politicanti e di chi ne fa le veci (...).
Se Buffon, Bonucci, Criscito hanno fatto quel che hanno fatto, in confronto a te, Vezzali, sono dei pirla, ma almeno non hanno appoggiato degli assassini.
Chissà cosa dirà, la signora Aldrovandi, una persona che emette dignità da tutti i pori della pelle, quando ti vedrà rappresentare questo Stato.
"..E' forse troppo chiaro agli occhi della gente che tutto è calcolato e non funziona niente.."
domenica 3 giugno 2012
E' tutto a pezzi, tranne l'Emilia
Dopo la prima scossa di terremoto di sabato 20 maggio, mi sono dovuto recare (per lavoro) nelle zone terremotate.
Era lunedi 22 maggio.
Girare per quei paesi, era come essere a Fukushima dopo l'esplosione.
Cocci a terra, transenne, campanili che si erano spostati dal posto in cui erano, carabinieri, polizia, pompieri, polvere, cani che cercavano tra le macerie, ambulanze, telecamere e la solita squisita gentilezza degli emiliani che ti offrono quello che hanno, anche a te, che non c'entri nulla.
E la gente, anzi, le persone.
Le persone con quell'aria che trasmette tristezza ed allo stesso tempo forza.
Vivere una tragedia in diretta, perdere tutto ciò che hai, come se una divinità maledetta soffiasse sul tuo castello di carta che ti sei costuito in una vita è una cosa pazzesca per chi vive nel benessere (come noi tutti).
E allora vivi in strada con gli altri, magari con gente con cui non hai mai parlato, perchè se hai perso ciò che hai, non devi perdere ciò che sei.
Mi fermo in una piadineria, nella strada che congiunge la provincia di Modena alla provincia di Ferrara.
Perchè se sei da quelle parti non puoi non mangiare una piadina, fai uno sgarbo a quella terra.
E' come non mangiare i tortellini a Bologna o non bere il caffè a Napoli etc.
Mentre mangio, penso a tante cose: alla paura che abbiamo avuto noi che abitiamo il basso Veneto, al fatto che l'Italia non si può non amare nonostante tutto (e tutti!), al patrimonio artistico che ci circonda in tutto il nostro territorio, basta girare i paesi di provincia per trovare bellezze incredibili. Quella zona, per altro, è stata la zona delle signorìe, del mecenatismo, dei Gonzaga (a Mantova), del Gran Ducato a Parma e degli Estensi a Ferrara.
Quanta Storia. Ed è vero che la storia siamo noi e che nessuno si deve sentire escluso. (cit.)
Tutto a pezzi, tranne la gentilezza ed il sorriso di quelle persone. Tranne la forza emotiva di chi ha perso tutto, tranne sè stesso. Tranne la sconvolgente "non voglia" di lamentarsi, perchè non serve. Tranne la non invidia perchè tu stasera vai a casa e dormi sul tuo letto. Tranne la mano di una mamma che accarezzava il suo pancione seduta su una panchina. Tranne le lacrime silenziose di una signora anziana con le mani giunte che pregava Dio.
Tutto a pezzi, tranne la Vita che va avanti, inesorabilmente e se c'era qualcuno impegnato a far dare "un segnale forte al Paese" con dei militari che sfilano il 2 Giugno, la gente dell'Emilia lo ha già dato quel segnale forte al Paese. Dalla mattina successiva il disastro. Quando ti rendi conto che è tutto a pezzi, tranne la tua dignità.
Era lunedi 22 maggio.
Girare per quei paesi, era come essere a Fukushima dopo l'esplosione.
Cocci a terra, transenne, campanili che si erano spostati dal posto in cui erano, carabinieri, polizia, pompieri, polvere, cani che cercavano tra le macerie, ambulanze, telecamere e la solita squisita gentilezza degli emiliani che ti offrono quello che hanno, anche a te, che non c'entri nulla.
E la gente, anzi, le persone.
Le persone con quell'aria che trasmette tristezza ed allo stesso tempo forza.
Vivere una tragedia in diretta, perdere tutto ciò che hai, come se una divinità maledetta soffiasse sul tuo castello di carta che ti sei costuito in una vita è una cosa pazzesca per chi vive nel benessere (come noi tutti).
E allora vivi in strada con gli altri, magari con gente con cui non hai mai parlato, perchè se hai perso ciò che hai, non devi perdere ciò che sei.
Mi fermo in una piadineria, nella strada che congiunge la provincia di Modena alla provincia di Ferrara.
Perchè se sei da quelle parti non puoi non mangiare una piadina, fai uno sgarbo a quella terra.
E' come non mangiare i tortellini a Bologna o non bere il caffè a Napoli etc.
Mentre mangio, penso a tante cose: alla paura che abbiamo avuto noi che abitiamo il basso Veneto, al fatto che l'Italia non si può non amare nonostante tutto (e tutti!), al patrimonio artistico che ci circonda in tutto il nostro territorio, basta girare i paesi di provincia per trovare bellezze incredibili. Quella zona, per altro, è stata la zona delle signorìe, del mecenatismo, dei Gonzaga (a Mantova), del Gran Ducato a Parma e degli Estensi a Ferrara.
Quanta Storia. Ed è vero che la storia siamo noi e che nessuno si deve sentire escluso. (cit.)
Tutto a pezzi, tranne la gentilezza ed il sorriso di quelle persone. Tranne la forza emotiva di chi ha perso tutto, tranne sè stesso. Tranne la sconvolgente "non voglia" di lamentarsi, perchè non serve. Tranne la non invidia perchè tu stasera vai a casa e dormi sul tuo letto. Tranne la mano di una mamma che accarezzava il suo pancione seduta su una panchina. Tranne le lacrime silenziose di una signora anziana con le mani giunte che pregava Dio.
Tutto a pezzi, tranne la Vita che va avanti, inesorabilmente e se c'era qualcuno impegnato a far dare "un segnale forte al Paese" con dei militari che sfilano il 2 Giugno, la gente dell'Emilia lo ha già dato quel segnale forte al Paese. Dalla mattina successiva il disastro. Quando ti rendi conto che è tutto a pezzi, tranne la tua dignità.
lunedì 28 maggio 2012
Trentun'anni senza il genio della musica italiana
Sarà anche Festa Nazionale il 2 Giugno, ma sono anche 31 (trentuno) anni che Rino Gaetano non c'è più.
Cantautore, poeta, villano, ciarlatano, qualunquista, pazzo (...) sono solo alcuni degli epiteti rivolti al Nostro da quando quella notte romana se lo risucchiò con quell'alone di mistero che solo in questo paese esiste per le scomparse dei grandi.
Un incidente in macchina, si dice, e poi l'ambulanza che soccorre il povero Rino che gira ben 5 (cinque!!!) ospedali della Capitale a vuoto perchè gli viene detto che "non c'è posto, è tutto pieno".
Io alle casualità ho smesso di crederci da un bel po'.
E allora immaginiamocelo vivo oggi Rino, perchè oggi continua a vivere attraverso le sue rime mai casuali.
Cosa direbbe il genio assoluto della musica italiana nel 2012?
Sì, il genio. Nessun vocabolo è più adatto per questo straordinario artista che ha dato troppo poco alla nostra storia culturale.
Il genio è colui che è, appunto, geniale. Non esistono definizioni poichè il genio è anarchico per antonomasia.
Mai capito all'epoca, mai capito ora.
Si diceva fosse un pazzo o un eretico.
Rino Gaetano era semplicemente allergico alle regole, agli schemi precostituiti delle case discografiche perchè lui scriveva di getto, baldanzoso, un po' guascone.
Ha preso in giro tutti, Rino.
Come quando venne costretto a partecipare a Sanremo con "Gianna" (lui voleva portare la non adatta "Nuntereggae più") nel 1978.
Su quel palco, troppo sacro e fin troppo profano, vi si esibiva vestito da clown, irridendo quel palcoscenico, irridendo quella gente, irridendo quell'ambiente bacchettone, falso, finto, corrotto.
Ha iniziato a strimpellare la chitarra e a scrivere canzoni ispirato da Giorgio Gaber e da Dario Fo perchè ".. è proprio quando non lo si prende sul serio, che si attacca il potere" diceva.
E con questa convinzione vera e veritiera si è costruito una carriera, senza mai prendersi troppo sul serio.
Come quando venne invitato ad una trasmissione televisiva a cantare "Aida" in play back e lui allergico alle finzioni la cantò completamente fuori tempo, con la sua vera voce che doppiava il pezzo registrato.
Oppure come, in piena lotta studentesca, alle richieste di prendere una posizione, lui, anarchicamente (?), diceva che non sempre è giusto prendere una posizione.
Sempre fuori dalle righe, sempre fuori dagli schemi, sempre fuori dai circuiti massmediatici.
Travisato, come in "I love you Marianna" (1973) pezzo etichettato a favore delle droghe leggere, per i critici, quando invece era solo un inno d'amore alla nonna che si chiamava, appunto, Marianna.
Sei dischi all'attivo, poi Rino non ha avuto più il tempo di scrivere altro.
Forse perchè aveva detto tutto.
Cantautore, poeta, villano, ciarlatano, qualunquista, pazzo (...) sono solo alcuni degli epiteti rivolti al Nostro da quando quella notte romana se lo risucchiò con quell'alone di mistero che solo in questo paese esiste per le scomparse dei grandi.
Un incidente in macchina, si dice, e poi l'ambulanza che soccorre il povero Rino che gira ben 5 (cinque!!!) ospedali della Capitale a vuoto perchè gli viene detto che "non c'è posto, è tutto pieno".
Io alle casualità ho smesso di crederci da un bel po'.
E allora immaginiamocelo vivo oggi Rino, perchè oggi continua a vivere attraverso le sue rime mai casuali.
Cosa direbbe il genio assoluto della musica italiana nel 2012?
Sì, il genio. Nessun vocabolo è più adatto per questo straordinario artista che ha dato troppo poco alla nostra storia culturale.
Il genio è colui che è, appunto, geniale. Non esistono definizioni poichè il genio è anarchico per antonomasia.
Mai capito all'epoca, mai capito ora.
Si diceva fosse un pazzo o un eretico.
Rino Gaetano era semplicemente allergico alle regole, agli schemi precostituiti delle case discografiche perchè lui scriveva di getto, baldanzoso, un po' guascone.
Ha preso in giro tutti, Rino.
Come quando venne costretto a partecipare a Sanremo con "Gianna" (lui voleva portare la non adatta "Nuntereggae più") nel 1978.
Su quel palco, troppo sacro e fin troppo profano, vi si esibiva vestito da clown, irridendo quel palcoscenico, irridendo quella gente, irridendo quell'ambiente bacchettone, falso, finto, corrotto.
Ha iniziato a strimpellare la chitarra e a scrivere canzoni ispirato da Giorgio Gaber e da Dario Fo perchè ".. è proprio quando non lo si prende sul serio, che si attacca il potere" diceva.
E con questa convinzione vera e veritiera si è costruito una carriera, senza mai prendersi troppo sul serio.
Come quando venne invitato ad una trasmissione televisiva a cantare "Aida" in play back e lui allergico alle finzioni la cantò completamente fuori tempo, con la sua vera voce che doppiava il pezzo registrato.
Oppure come, in piena lotta studentesca, alle richieste di prendere una posizione, lui, anarchicamente (?), diceva che non sempre è giusto prendere una posizione.
Sempre fuori dalle righe, sempre fuori dagli schemi, sempre fuori dai circuiti massmediatici.
Travisato, come in "I love you Marianna" (1973) pezzo etichettato a favore delle droghe leggere, per i critici, quando invece era solo un inno d'amore alla nonna che si chiamava, appunto, Marianna.
Sei dischi all'attivo, poi Rino non ha avuto più il tempo di scrivere altro.
Forse perchè aveva detto tutto.
lunedì 21 maggio 2012
Tutta colpa degli Anarchici
Chi mi segue e chi mi legge (e siete sempre di più e vi ringrazio), sa che io alle coincidenze ho smesso di crederci da quando, molti anni fa, ho divorato Giorgio Gaber. Perchè anche in "Prima del Signor G", e quindi prima dell'incontro con l'immenso Sandro Luporini, scriveva e cantava pezzi dal titolo "La Chiesa si rinnova" o "Com'è bella la città", che sono del tutto ironici (?) e che raccontano anche oggi il cancro italiano che è il Vaticano ed il cemento (e non solo, chiaramente..).
Poco dopo scrissi un libro su Pasolini e me ne innamorai perchè sentii un filo conduttore tra il mio pensiero di ventenne ed il suo.
Dopo di che, ho eletto a miei "padri spirituali", Giorgio e Pier Paolo, perchè mi hanno dato ciò che nessuno (politicamente, artisticamente, umanamente etc.) mi ha mai dato.
Dall'omicidio Pasolini, ho preso coscienza di ciò che si può catalogare sotto la parola "merda", in Italia.
Anche allora diedero in pasto ai pescecani (vedi, giornalisti) un Pino Pelosi qualsiasi.
Com'è stato per la strage di Capaci. Certo, il pulsante l'hanno premuto la gente di Cosa Nostra, ma chi cavolo c'era dietro Cosa Nostra?
La Mafia, dopo l'accordo con lo Stato (che è la Mafia), non mette più bombe, non agisce più in "grande", anche perchè c'è un codice "etico" (se è consentito usare questa parola) secondo cui, i boss mafiosi non avrebbero mai messo una bomba davanti ad una scuola, per il semplice fatto che non sono loro nemici, i ragazzini delle superiori.
Quindi, a che gioco stiamo giocando?
In "Qualcuno era Comunista..", Giorgio (Gaber, n.d.r.) citava ".. Ustica, l'Italycus, Piazza Fontana eccetera eccetera eccetera.." ed ora in quell'eccetera ci sta pure Brindisi.
Fatalità, in quest'ultimo periodo vanno di moda gli Anarchici, ecco il capro espiatorio: la bomba ai ragazzini l'hanno messa loro, gli Anarchici.
Ora tireranno fuori un nome e lo prenderanno come capro espiatorio e tutto va a finire a tarallucci e vino (come fu per Pelosi, nell'omicidio Pasolini).
Il Sisde è il maggiore colpevole dei cosiddetti "misteri italiani", nessuno può dire che ".. sono stati loro.." perchè non si hanno prove.
Ora, caro Monti, sei stato al funerale di una povera creatura. Di cui tu sei il primo responsabile, assieme ai vermi che hai nominato (illeggittimamente, perchè io non ti ho votato!).
La dignità del padre di Melissa in lacrime dopo l'omicidio della propria figlia è un insegnamento di vita e permettetemi: lunga vita al popolo Anarchico.
Poco dopo scrissi un libro su Pasolini e me ne innamorai perchè sentii un filo conduttore tra il mio pensiero di ventenne ed il suo.
Dopo di che, ho eletto a miei "padri spirituali", Giorgio e Pier Paolo, perchè mi hanno dato ciò che nessuno (politicamente, artisticamente, umanamente etc.) mi ha mai dato.
Dall'omicidio Pasolini, ho preso coscienza di ciò che si può catalogare sotto la parola "merda", in Italia.
Anche allora diedero in pasto ai pescecani (vedi, giornalisti) un Pino Pelosi qualsiasi.
Com'è stato per la strage di Capaci. Certo, il pulsante l'hanno premuto la gente di Cosa Nostra, ma chi cavolo c'era dietro Cosa Nostra?
La Mafia, dopo l'accordo con lo Stato (che è la Mafia), non mette più bombe, non agisce più in "grande", anche perchè c'è un codice "etico" (se è consentito usare questa parola) secondo cui, i boss mafiosi non avrebbero mai messo una bomba davanti ad una scuola, per il semplice fatto che non sono loro nemici, i ragazzini delle superiori.
Quindi, a che gioco stiamo giocando?
In "Qualcuno era Comunista..", Giorgio (Gaber, n.d.r.) citava ".. Ustica, l'Italycus, Piazza Fontana eccetera eccetera eccetera.." ed ora in quell'eccetera ci sta pure Brindisi.
Fatalità, in quest'ultimo periodo vanno di moda gli Anarchici, ecco il capro espiatorio: la bomba ai ragazzini l'hanno messa loro, gli Anarchici.
Ora tireranno fuori un nome e lo prenderanno come capro espiatorio e tutto va a finire a tarallucci e vino (come fu per Pelosi, nell'omicidio Pasolini).
Il Sisde è il maggiore colpevole dei cosiddetti "misteri italiani", nessuno può dire che ".. sono stati loro.." perchè non si hanno prove.
Ora, caro Monti, sei stato al funerale di una povera creatura. Di cui tu sei il primo responsabile, assieme ai vermi che hai nominato (illeggittimamente, perchè io non ti ho votato!).
La dignità del padre di Melissa in lacrime dopo l'omicidio della propria figlia è un insegnamento di vita e permettetemi: lunga vita al popolo Anarchico.
lunedì 14 maggio 2012
Calamandrei ai giorni nostri
"[...] La libertà c’è, si vive in regime di libertà. C’è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono... Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. [...]"
Questo era uno stralcio di un discorso che Piero Calamandrei fece agli studenti milanesi nel 1955.
Calamandrei è stato uno dei nostri Padri Costituenti (metto la maiuscola, anche se è un errore grammaticale), era un uomo del 1889, uno che ne ha viste di tutti i colori.
Uno che ha vissuto l'epoca del fascismo, della grande crisi economica del '29, uno che aveva il vezzo di parlare ai ragazzi, ai giovani.
Si è laureato nel '12 in Giurisprudenza, Calamandrei, per poi diventare Docente di Giurisprudenza appunto, in diverse Università italiane.
Era un Professore (anche) Calamandrei.
Ha vissuto anni difficili anche Calamandrei, prima è stato spedito al fronte come soldato, poi per la sua umana intelligenza ha dato vita ad una delle Costituzione che tutto il mondo ci invidia, per come è stata scritta.
Concordo con Benigni quando dice che "..la nostra Costituzione è poetica..". E' vero, è poetica.
E' poetica perchè quell'Italia era simile a questa Italia, poche differenze.
Un paese che anche quando non era "Stato" ha sempre accolto tutti, tra le sue pianure ed attraverso i suoi mari.
Attraccavano nelle nostre coste e andavano in cerca di fortuna, come è capitato e capita, a noi, oggi.
E' un fenomeno umano, e come tale, la Lega non lo capirà mai.
Quando nel tuo paese non riesci a mangiare, scappi, per sopravvivenza.
Nel nostro paese ci sono passati tutti i popoli, prima e dopo Cristo.
Ci hanno rubato, saccheggiato, incendiato, attaccato. Perchè l'umanità è così, perchè noi siamo un ramo di un grande albero che mette le radici nel mare caldo dove tutti, più o meno, ci hanno navigato.
E' così che si è "composto" il popolo italiano: un insieme variopinto di radici geografiche.
Siamo figli di Roma, dei greci, dei normanni, degli africani, dell'est e dell'ovest, del nord e del sud del mondo.
Ma da quando Calamandrei e soci (cit.) hanno sancito che siamo un popolo unito, è stato detto tutto.
Ora il popolo a cui Calamandrei si rivolgeva non c'è più ed anche loro venivano da anni di carestie, di guerre e di fame.
Ora c'è un popolo che non conosce la Costituzione, che vota dei simboli e questi simboli fanno sì che degli idioti assoluti decidano il destino delle nostre vite.
Calamandrei era un Professore, come detto, ma non ha mai detto ai giovani (o ai precari, n.d.r.) di "essere l'Italia peggiore" o che "il posto fisso è noioso".
Calamandrei ha firmato una Carta che i suoi predecessori non hanno mai rispettato, cambiandola, modificandola, violentandola (come ha detto giustamente Antonio Di Pietro).
Chissà cosa direbbe, Piero Calamandrei, di quei lavoratori che si impiccano perchè non riescono a sopravvivere e chissà cosa direbbe degli sprechi ignobili di un branco di assassini.
Sì, perchè ogni suicidio che accade è un omicidio, di Stato.
Questo era uno stralcio di un discorso che Piero Calamandrei fece agli studenti milanesi nel 1955.
Calamandrei è stato uno dei nostri Padri Costituenti (metto la maiuscola, anche se è un errore grammaticale), era un uomo del 1889, uno che ne ha viste di tutti i colori.
Uno che ha vissuto l'epoca del fascismo, della grande crisi economica del '29, uno che aveva il vezzo di parlare ai ragazzi, ai giovani.
Si è laureato nel '12 in Giurisprudenza, Calamandrei, per poi diventare Docente di Giurisprudenza appunto, in diverse Università italiane.
Era un Professore (anche) Calamandrei.
Ha vissuto anni difficili anche Calamandrei, prima è stato spedito al fronte come soldato, poi per la sua umana intelligenza ha dato vita ad una delle Costituzione che tutto il mondo ci invidia, per come è stata scritta.
Concordo con Benigni quando dice che "..la nostra Costituzione è poetica..". E' vero, è poetica.
E' poetica perchè quell'Italia era simile a questa Italia, poche differenze.
Un paese che anche quando non era "Stato" ha sempre accolto tutti, tra le sue pianure ed attraverso i suoi mari.
Attraccavano nelle nostre coste e andavano in cerca di fortuna, come è capitato e capita, a noi, oggi.
E' un fenomeno umano, e come tale, la Lega non lo capirà mai.
Quando nel tuo paese non riesci a mangiare, scappi, per sopravvivenza.
Nel nostro paese ci sono passati tutti i popoli, prima e dopo Cristo.
Ci hanno rubato, saccheggiato, incendiato, attaccato. Perchè l'umanità è così, perchè noi siamo un ramo di un grande albero che mette le radici nel mare caldo dove tutti, più o meno, ci hanno navigato.
E' così che si è "composto" il popolo italiano: un insieme variopinto di radici geografiche.
Siamo figli di Roma, dei greci, dei normanni, degli africani, dell'est e dell'ovest, del nord e del sud del mondo.
Ma da quando Calamandrei e soci (cit.) hanno sancito che siamo un popolo unito, è stato detto tutto.
Ora il popolo a cui Calamandrei si rivolgeva non c'è più ed anche loro venivano da anni di carestie, di guerre e di fame.
Ora c'è un popolo che non conosce la Costituzione, che vota dei simboli e questi simboli fanno sì che degli idioti assoluti decidano il destino delle nostre vite.
Calamandrei era un Professore, come detto, ma non ha mai detto ai giovani (o ai precari, n.d.r.) di "essere l'Italia peggiore" o che "il posto fisso è noioso".
Calamandrei ha firmato una Carta che i suoi predecessori non hanno mai rispettato, cambiandola, modificandola, violentandola (come ha detto giustamente Antonio Di Pietro).
Chissà cosa direbbe, Piero Calamandrei, di quei lavoratori che si impiccano perchè non riescono a sopravvivere e chissà cosa direbbe degli sprechi ignobili di un branco di assassini.
Sì, perchè ogni suicidio che accade è un omicidio, di Stato.
lunedì 7 maggio 2012
La malattia del tifo
Dalla politica al calcio, dai reality show a Sanremo: in Italia ci si ammala di tifo.
Non parlo, chiaramente, della malattia per cui si moriva fino a qualche secolo fa e in qualche parte del mondo ci si muore ancora. Sto parlando di quella malattia per cui un individuo si sente superiore ad un altro in base ad un nonsochè (?).
Io sono della Juve e tu del Milan, io sono di Destra (?) e tu di Sinistra (?????), io ho votato la canzone XY e tu la XX.
Sì, credo ci si ammali, mentalmente, anche di questo tifo.
Il tifo ti dà il potere (maddechè) di poter offendere un'altra persona solo per il fatto che non tifa come te.
Ci fosse oggi Darwin si darebbe una revolverata in testa, a vedere l'evoluzione della specie (ho detto "evoluzione"?).
E' tutto creato a tavolino, ma che non si dica, altrimenti di cosa parlerebbe il populino?
E' ciò che Pasolini definiva l'argomento dell'italiano piccolo-borghese, è ciò che, in parodia, Paolo Villaggio ha dato in pasto agli italiani con il Rag. Fantozzi che incarnava in pieno questo essere vuoto e nullatenente (dal punto di vista intellettuale).
I giornali, i telegiornali, i massmedia in genere parlano di continuo di questo teatro, da sempre.
E la gente ne è sempre più appassionata, perchè, forse se tu togliessi il campionato di calcio per un anno, forse.. forse.. succederebbe davvero quel che speriamo tutti.
Marco Simoncelli, motociclista di 24 anni, è morto dando spettacolo e lo spettacolo deve continuare (cit.), per forza. E' una legge del mercato.
Piermario Morosini, calciatore di 26, è morto stantuffando in una zolla dello stadio di Pescara.
In due facevano 50 anni.
Ma non importa, suvvia, è più argomentabile che un allenatore miliardario prenda a cazzotti in mondovisione un suo giocatore perchè lo ha mandato a quel paese dopo una sostituzione. Il problema non è tanto la scazzottata: il problema è che la gente si fa un'opinione di ciò. E' giusto, è sbagliato. Boh!
Poi magari sono gli stessi interpreti che parlano dei "valori dello sport", che "nel calcio c'è del marcio" e che "dobbiamo dare degli esempi ai bambini", etc.
Mi sono soffermato sul calcio, perchè io ho accettato, da qualche tempo, che è tutto un grande bluff e nonostante pratichi questo sport da vent'anni e che mi piacciono le giocate, le rovesciate, i colpi di testa, i gol, ne sono davvero pieno. Sono stanco di essere preso in giro. E' una presa di coscienza, una scelta.
La politica ed il calcio: ad oggi, dove palesemente non vi è più nulla di credibile, continuano ad oliare quel meccanismo che rende sempre più omologato un popolo.
E' quello che vuole il sistema, "scio mast go on", come scriverebbe Calderoli dopo un comizio (daje).
A me ha colpito un viso, scolpito, di un uomo di cinquanta anni (o poco più), occhiali da vista, due baffoni neri ed un'imprescindibile faccia da buono. Era il papà di Marco Simoncelli che con il sorriso sulle labbra, al funerale di suo figlio, ha voluto che la gente ricordasse il proprio idolo non su di un podio, ma solo con il sorriso.
Questa è un'immagine che mi porto dentro. E' un insegnamento. Di dignità.
Non parlo, chiaramente, della malattia per cui si moriva fino a qualche secolo fa e in qualche parte del mondo ci si muore ancora. Sto parlando di quella malattia per cui un individuo si sente superiore ad un altro in base ad un nonsochè (?).
Io sono della Juve e tu del Milan, io sono di Destra (?) e tu di Sinistra (?????), io ho votato la canzone XY e tu la XX.
Sì, credo ci si ammali, mentalmente, anche di questo tifo.
Il tifo ti dà il potere (maddechè) di poter offendere un'altra persona solo per il fatto che non tifa come te.
Ci fosse oggi Darwin si darebbe una revolverata in testa, a vedere l'evoluzione della specie (ho detto "evoluzione"?).
E' tutto creato a tavolino, ma che non si dica, altrimenti di cosa parlerebbe il populino?
E' ciò che Pasolini definiva l'argomento dell'italiano piccolo-borghese, è ciò che, in parodia, Paolo Villaggio ha dato in pasto agli italiani con il Rag. Fantozzi che incarnava in pieno questo essere vuoto e nullatenente (dal punto di vista intellettuale).
I giornali, i telegiornali, i massmedia in genere parlano di continuo di questo teatro, da sempre.
E la gente ne è sempre più appassionata, perchè, forse se tu togliessi il campionato di calcio per un anno, forse.. forse.. succederebbe davvero quel che speriamo tutti.
Marco Simoncelli, motociclista di 24 anni, è morto dando spettacolo e lo spettacolo deve continuare (cit.), per forza. E' una legge del mercato.
Piermario Morosini, calciatore di 26, è morto stantuffando in una zolla dello stadio di Pescara.
In due facevano 50 anni.
Ma non importa, suvvia, è più argomentabile che un allenatore miliardario prenda a cazzotti in mondovisione un suo giocatore perchè lo ha mandato a quel paese dopo una sostituzione. Il problema non è tanto la scazzottata: il problema è che la gente si fa un'opinione di ciò. E' giusto, è sbagliato. Boh!
Poi magari sono gli stessi interpreti che parlano dei "valori dello sport", che "nel calcio c'è del marcio" e che "dobbiamo dare degli esempi ai bambini", etc.
Mi sono soffermato sul calcio, perchè io ho accettato, da qualche tempo, che è tutto un grande bluff e nonostante pratichi questo sport da vent'anni e che mi piacciono le giocate, le rovesciate, i colpi di testa, i gol, ne sono davvero pieno. Sono stanco di essere preso in giro. E' una presa di coscienza, una scelta.
La politica ed il calcio: ad oggi, dove palesemente non vi è più nulla di credibile, continuano ad oliare quel meccanismo che rende sempre più omologato un popolo.
E' quello che vuole il sistema, "scio mast go on", come scriverebbe Calderoli dopo un comizio (daje).
A me ha colpito un viso, scolpito, di un uomo di cinquanta anni (o poco più), occhiali da vista, due baffoni neri ed un'imprescindibile faccia da buono. Era il papà di Marco Simoncelli che con il sorriso sulle labbra, al funerale di suo figlio, ha voluto che la gente ricordasse il proprio idolo non su di un podio, ma solo con il sorriso.
Questa è un'immagine che mi porto dentro. E' un insegnamento. Di dignità.
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