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lunedì 7 gennaio 2013

Ingroia e Grasso

Generalmente sono per il rispetto dei ruoli in una società (a suo dire) civile: il giudice fa il giudice, il giornalista deve (dovrebbe) fare il giornalista, Gasparri fa il Gasparri e il conformista fa sempre il conformista.
Ero troppo innocuo per giudicare la discesa in campo di Di Pietro quando avvenne, poi da cittadino mi feci una mia idea.
Cos'è cambiato dalla tangentopoli del 1992 (anno purtroppo fondamentale nella nostra storia ma non inserito nei programmi scolastici) ad oggi? Nulla.
Cambiano solo i nomi e, per altro, neanche tutti.
Anzi, oggi c'è addirittura chi guidò l'accusa nel famoso pool ad avere decine di immobili a sua insaputa (cit.) in giro per il mondo.
Inutile dire che Antonio Di Pietro se si era costruito una discreta (e qui esagero) credibilità politica, dopo una sola puntata di Report l'ha persa tutta (ecco il vero giornalismo).
Sentire parlare Di Pietro oggi di giustizia sarebbe come sentir parlare Jimi Hendrix ad un congresso contro le droghe leggere.
In questo duemiladodici, mentre gli italiani soffrivano la fame, si sono finalmente denudate situazioni troppo schifose: da Lusi a Belsito, le regioni (Lazio e Piemonte in primis) e pure Maruccio (che, per altro, sembra  un Cicciobello sfigato).
Ci mancavano Antonio Ingroia e Piero Grasso.
Il primo sembra ripercorrere le orme del predecessore Di Pietro, il secondo scade davvero molto dimostrando (semmai fosse necessario) quanto valgano le Istituzioni in questo paese.

Nulla da dire su Ingroia come magistrato, per l'amor di Dio, ma mi fanno specie i nomi che sta raccattando per fare la lista (ci manca solo un Cecchi Paone qualsiasi), mi fa specie anche il fatto che un uomo che ha combattuto a fianco a nomi che solo a pronunciarli bisognerebbe inginocchiarsi (Falcone e Borsellino, n.d.r.) abbia ancora l'illusione di poter cambiare qualcosa in questo paese.
Potevi farlo prima, Ingroia, se proprio dovevi.
La pancia del popolo ormai urla dalla fame, quella vera, e penso dia meno importanza agli sceriffi che si presentano all'improvviso per cambiare il mondo e ne diano di più a chi parla a quella pancia e lo fa con fatti testimoniati. Il tempo delle parole è davvero finito, cari Ingroia e Di Pietro: the end.

Piero Grasso è l'emblema di quanto ormai gli ideali non contino più.
In questo caso, il PD non c'entra (sì, è una notizia).
L'ex PROCURATORENAZIONALEANTIMAFIA, cioè colui che rappresenta la lotta alla Mafia entra in politica.
Sarebbe come trovare Bush ad un convegno di Emergency.
No, non ci siamo davvero.
Le cose sono due: o Grasso è sceso in campo per salvarsi la pelle (e qui mi limito a non giudicare) oppure si è fatto comprare come un Gerry Scotti qualsiasi.
In ogni caso è svilente come un uomo possa scendere nei fanghi della politica italiana, quando egli stesso, con il suo lavoro, la combatteva.
Perchè, chiariamoci: Cosa Nostra oggi, oltre ad essere ben radicata al Nord, è solo politica.
Certo, ci sono le famiglie che chiedono il pizzo o che fanno estorsioni eccetera ma la testa (da sempre) è Roma.
Non per niente Rita Borsellino, quando parlò del fratello, disse ai giornalisti e ai giudici di insistere su Nicola Mancino perchè lui sa.
Il Pd ha colto la palla al balzo: mettere in lista uno come Piero Grasso, in mezzo a mezze tacche o a dinosauri, è un colpo da novanta.

Queste, oggi, sono le Istituzioni italiane. Un repulisti sarebbe obbligatorio ma poi leggi i sondaggi e vedi Monti o Berlusconi ancora in auge e ti viene davvero voglia di mandare tutti a quel paese e diventare tu, rivoluzionario, senza bisogno che te lo dica Ingroia, il giustizialista.

mercoledì 2 gennaio 2013

L'amore non si spiega: De Gregori, l'ultimo dei pionieri

Io se fossi un critico musicale ed io potrei anche esserlo (cit.), dovrei essere asettico e distaccare l'affetto che provo per questo immenso artista con la barba bianca, io che l'ho visto ancora quando i peli non erano del tutto bianchi, contando più di venti live in giro per l'Italia.
Ne ricordo uno, a tal proposito, disperso nelle campagne piacentine, dove avevo appena preso la patente con una Uno Fire e dove, tra l'altro, ho conosciuto Guido Guglielminetti, alias il Capobanda, ricordo quel viaggio perchè al ritorno pensavo che quello era uno dei tanti viaggi e miraggi che avrei fatto, giurando amore eterno per il Principe, in futuro. E così fu.
L'anno duemiladodici ha presentato un conto salato a chi, come il sottoscritto, è nato e cresciuto con la canzone d'autore: la scomparsa di Dalla, l'addio di Fossati e l'invecchiamento, non solo fisico, di molti altri.
Il Principe no. Anzi, il Principe si è avvicinato, sorprendendo tanti suoi aficionados, al pubblico come mai prima d'ora, facendo live in posti impensabili, tendendo la mano a quel pubblico che da quasi quarant'anni lo segue e lo ama.
C'ha regalato questo disco, il Principe col cappello da marinaio, orfano del libretto (si dice per motivi commerciali, perchè, si dice, i libretti non li legge più nessuno, ma chi l'avrà mai detto..) ma con tanto contenuto al suo interno.
E' di difficile comprensione "Sulla strada" per chi non è abituato al tipo di scrittura degregoriana che utilizza, come pochi, la bellezza della metafora e ben poca ironia. Come dire: se capisci, bene, altrimenti non è un problema mio. (cit.)
Arrangiamenti e suoni da capogiro più che da capobanda, griffati Nicola Piovani (e stic..) ed appunto Guido Guglielminetti.
Il singolo ricorda parecchio "Pezzi", il contenuto è di stile degregoriano: piacevole, ascoltabile, orecchiabile, da viaggio, da strada.
Ottimo pezzo anche "Passo d'uomo" che riecheggia un monito che De Gregori mai ha abbandonato, ovvero, la sua riluttanza verso l'occhio di bue che per uno come lui sembra d'obbligo.
Il Principe vuole camminare a passo d'uomo e qui si collega il pezzo più impopolare, se vogliamo, del disco ma probabilmente il migliore "Guarda che non sono io", dove mette sotto i riflettori il suo disagio verso la mondanità, ricordando che " Qualcuno mi vede e mi chiama per nome, si ferma e mi ringrazia, vuole sapere qualcosa di una vecchia canzone e io gli dico scusami, però non so di cosa stai parlando, sono qui con le mie buste della spesa. Lo vedi sto scappando, se credi di conoscermi, non è un problema mio". Touchè.
Metaforico ma non solo è "Omero al Cantagiro" dove un Omero risorto, sale sul palco del Cantagiro e canta la guerra di Troia evidenziando che solo il gesto di Omero potrebbe aprire gli occhi verso la crisi della musica odierna.
Altro capolavoro è "Falso movimento" con tocchi musicali di classe, canzone d'amore che resta un evergreen nel catologo principesco.
Gli altri pezzi, sono sempre con il solito marchio di fabbrica, mezzo metaforico e mezzo no. Ne "La guerra" riprende sonorità già ascoltate nel disco di duetti di canzoni popolari con Giovanna Marini, pezzo malinconico, dove si tirano le somme al '900, secolo di guerre, quello delle trincee e della polvere da sparo, tema già ripreso dal Principe in "Pezzi", ad esempio.
Nostalgico anche "Belle époque" con sonate da secoli scorsi, carino e penso anche abbastanza biografico  "Ragazza del '95" e "Showtime".
Insomma, non è giusto fare paragoni tra dischi dello stesso artista, sarebbe facile, per me, indicare l'apice in "Amore nel pomeriggio" (primissimi anni '90), ma tutto sommato in questa crisi cantautorale, un De Gregori del genere va bene.
Come sono contento, Francesco.

martedì 18 dicembre 2012

IO STO CON MARCO

Marco Pannella, classe millenovecentotrenta, è un combattente.
E' uno che se sei in guerra si fa sparare per salvare te. E' uno che crede.
E ciò in cui crede lui lo sa benissimo, perchè, diciamocela tutta, la forza di Pannella è sempre stata questa fede laica in qualcosa che lo avvicinasse molto di più all'Assoluto di molti suoi colleghi che, l'Assoluto, lo prendono in considerazione per una buona campagna elettorale.
Sono ore dure, adesso, per Marco Pannella. Tra la vita e la morte per colpa di un'idea che, in questo caso, non è soltanto un'astrazione.
E' una delle battaglie dei Radicali, che (anche) lui ha fondato nel 1955, quella del voto ai detenuti.
Ennesima dimostrazione di inciviltà italiana che cataloga le persone in base a tanti fattori e non si ferma al fatto che sono persone, e basta.
Chi glielo fa fare a ottantadue anni di rischiare la pelle in questo modo?
La passione? La sete di giustizia? La mania di protagonismo?
Forse è proprio la cocciutaggine pannelliana che negli anni abbiamo conosciuto a fargli fare l'ennesimo sciopero della sete.
Perchè in questo paese in mano a Vaticano, Massoneria e Banche, i Radicali sono stati gli unici (in termini politici) a battersi per quello straccio di diritti civili di cui oggi godiamo.
Tante battaglie, a dimostrazione che la politica (o l'opposizione) dovrebbe essere fatta così, anche quella su dove i cani vanno a pisciare. (cit.)
Dicevo tante battaglie, alcune condivisibili, alcune sacrosante, alcune sbagliate, ma ciò che conta è il non levarsi l'elmetto da combattente. Mai.
Qualcuno dice che si può restare giovani dentro, quando si invecchia.
Ebbene, SuperMarco, è molto giovane, anzi, giovanissimo.
Rischia la morte per una battaglia a favore dei diritti dell'uomo (perchè anche il carcerato lo è).
Tutti i perbenisti stanno facendo a gara per "convincere" Marco a smetterla con questo sciopero, perchè la vita è più importante e bla bla bla.
Ma la vita diventa importante quando credi in qualcosa e ti batti per questo e SuperMarco la vita l'ha vissuta come un rapporto sessuale.
Pannella fa all'amore con la vita, se la fotte, come direbbe Bukowski.

Marco, con quei capelli alla Voltaire, con quelle idee liberiste e libertarie, probabilmente passerai alla storia come uno dei più grandi uomini politici italiani, proprio perchè tu la politica la fai, giorno per giorno.
Ma non illuderti, perchè come dice Vasco Rossi in "Laura" (tratto da "Canzoni per te"), ".. la gente in fondo vuole il Natale con la neve".

lunedì 10 dicembre 2012

Che bellezza essere anarchico

In tanti, sbagliando, associano l'anarchia alla violenza.
Forse perchè,  fin da quando vediamo la luce, siamo indirizzati verso un'educazione fascista nei termini, piena di regole, di schemi, di preconcetti, di pregiudizi eccetera.
Oggi il mondo sta cambiando, in fretta, tanto in fretta e se non prendi in mano la tua vita, vieni spazzato via come un alberello investito da un tornado.
Le regole che ci vengono imposte da sempre, in modo più o meno subdolo, che dobbiamo rispettare sempre e comunque anche se esse sono stupide per principio (esempio: la moda), hanno delle conseguenze catastrofiche se non le rispetti.
Se non le rispetti sei un emarginato, un pazzo, un visionario, un utopista.
Oggi se non voti i soliti nomi sei un populista.
Se non compri QUEL paio di jeans sei uno sfigato, se non hai QUEL telefonino sei un poveraccio e se non prendi l'aperitivo sei un associale!
E' così.
Siamo pieni di pregiudizi e preconcetti e chi ha la forza di uscire da questi schemi (leggasi "pippe") mentali è considerato un folle!
Evviva i folli!!
Io sono l'emblema della follia.
Gaber, Lèo Ferrè, De Andrè, Pasolini, Bakunin, Gramsci eccetera, hanno tracciato un solco ben definito sul problema dell'io come persona. (cit.)
Non si tratta di essere di sinistra, si tratta di essere anarchici.
Dobbiamo esserlo tutti.
Dobbiamo mandare affanculo tutti questi benpensanti giudiconi, dobbiamo riassaporare gli odori ed i gusti che questa nostra Madre Terra, sempre più stuprata, ci offre, nonostante tutto.
L'essere anarchici è una ricchezza.
E' rifiutare la gianduia perchè si preferisce la merda.
Perchè dalla merda nascono i fiori, cantava qualcuno.
Dobbiamo avere un pensiero libero e solo chi non appartiene a NIENTE ed a NESSUNO, lo può essere.
Chi si schiera politicamente è già schiavo, perchè ha insito in sè, il pregiudizio.
L'anarchico è un individuo che ogni giorno sceglie d'essere felice o incazzato, che probabilmente sogna troppo, ma è proprio questo che manca a questa genìa di omologati: il sogno!
Liberiamoci dalle catene dei pregiudizi e siamo anarchici per assaporare la vera libertà.
E la politica intesa come la conosciamo noi, non c'entra niente.
L'anarchico è contro QUESTE regole, è contro QUESTE istituzioni, è CONTRO questo potere.
Hai capito?
 

lunedì 3 dicembre 2012

E' un mistero (non più) buffo

Tutto sembrava, tranne un uomo di sinistra.
Non sto parlando di BERsani ma di Silvio Renzi.. ehm... Matteo BERlusconi, cioè volevo dire, Matteo Renzi.
Sì, quello che per un annetto ha mandato a farsi fottere il proprio comune per inseguire il sogno di diventare il primo uomo di destra a guidare la sinistra (dopo D'Alema).
Non basta la camicia bianca con le maniche tirate sù e la cravatta nera per essere l'Obama bianco.
Gli aficionados, anche in questo caso non si smentiscono mai, hanno preferito affidarsi a chi è in Parlamento dal Neolitico, senza idee (nuove), piuttosto che dare fiducia ad una faccia nuova.
Sì, perchè sembrerà strano ma è proprio delle facce che, per prima cosa, la politica italiana ha bisogno.
Renzi è uno che la televisione la usa bene, usa bene anche i social network, insomma conosce bene il verbo "comunicare" che è già qualcosa di molto nuovo nel PD.
Anche perchè l'ultima gemma del Bersani-pensiero (?) era, l'indomani della vittoria del Movimento 5 Stelle a Parma, "Non si può dire che abbiam perso, diciamo che abbiamo non vinto", neanche il miglior Bergonzoni sarebbe arrivato a tanto.
Renzi si è autorottamato ma l'ha fatto con stile, altra parola che non esiste in politica, dopo il ballottaggio, infatti, ha candidamente ammesso la sconfitta prendendosi tutte le responsabilità.
Non ho stima nè per l'uno nè per l'altro e nè per quest'altro, ovvero, l'altra faccia nuova: Berlusconi.
Sì, dovrebbe ricandidarsi, ormai senza più credibilità alcuna, con il solito esercito della peggior gente raccattata tra il varietà, la tangenziale di Milano Est e Rebibbia, sembra avere quella sferzata di entusiasmo non più contagioso.
I suoi slogan e le sue barzellette non avranno più acchitto, anche perchè, ha contro una certa Giorgia mecoj.. Meloni (chi???????).
Il Pdl è ai minimi storici, potrebbe davvero perdere, perfino, col Pd di BERsani (non Samuele, n.d.r.).
Ci sono tutti i presupposti che il Movimento 5 Stelle faccia man bassa, alle prossime politiche.
Grillo sta raccogliendo consensi da parte di tutti i delusi d'Italia (che sono tanti) e in più, in questi anni, sta dimostrando che la politica la sanno fare, i grillini: a Parma, come in altre città.
I grillini sono uno schiaffo morale a chi li considerava zero fino a qualche anno fa ed ora li invita nei talk show (dove Grillo gliene ha giustamente proibito la comparsa), sono la risposta del popolo, di quello stesso popolo che ha firmato referendum per l'acqua e per il Parlamento Pulito, slogan solo ora in voga da parte di tutti.
E rallegriamoci di avere il Movimento 5 Stelle, perchè in tante parti d'Europa (vedi Grecia), quella parte di delusi dalla politica si è incazzata (verbo troppo osè per l'italiano medio) creando dei movimenti scatenati neonazisti, che stanno sempre più raccogliendo consensi popolari.
Sarei felice di vedere una faccia nuova a capo di qualcosa in Italia, perchè questi dinosauri che ci hanno rovinati, sono davvero ormai insopportabilmente morti dentro.

lunedì 26 novembre 2012

Il peso delle parole

Le parole possono essere macigni, spesso.
Succede che lo diventino per un ragazzo di Roma, ad esempio,di quindici anni, con una vita davanti,  vita spezzata forse perchè ha dato troppo peso a queste parole.
Non entro nel merito di questa vicenda per rispetto.
Volevo solo scrivere qualche riflessione che ho fatto dopo questa vicenda.
Il giorno dopo l'accaduto, ho visto i profili di facebook colorati di rosa in segno di solidarietà, per carità, un gesto che siamo capaci di fare tutti, anche perchè se non lo fai sei (di già) discriminato come "razzista".
E' troppo facile essere solidali dopo che un fatto è successo: ogni giorno, ogni ora, ogni minuto della nostra vita noi (io per primo) siamo troppo spesso dall'altra parte.
Siamo noi, i primi, a giudicare.
Si giudica per "gusti sessuali", per scelte politiche, per scelte di vita, per qualsiasi cosa ma si giudica. Sempre e comunque.
E allora siamo nella stessa situazione di chi ha dato del "frocio" ad un ragazzo che magari aveva dei pantaloni rosa solo perchè era un cazzo di colore che gli piaceva.
E' troppo facile fare i pompieri del nulla.
Ogni giorno dell'anno, c'è la Giornata Mondiale per qualcosa.
Questo mi rimanda al monologo di Gaber, "L'Azalea", dove il Maestro deride tutti questi finti attestati di solidarietà.
Succede ogni giorno che tu giudichi i negri, i froci, i matti. Loro sono diversi.
Sì, perchè è così che succede.
E' un meccanismo inconscio che porta tutti noi, dal più perverso al più candido, al giudizio.
Poi magari a forza di dirlo, per scherzo (?), uno si autoconvince pure e lo trovi impiccato.
Peccato, perchè era un bravo ragazzo. (cit.)
E allora gli sciacalli ci sguazzano, nuotano in questo fango che è la morte. Magari macabra, magari misteriosa.
Ricordo la vicenda di Sarah Scazzi, sopra la quale opinionisti del nulla si sono arricchiti, conduttori televisivi hanno fatto carriere.
La madre, invece, con quel volto che sembrava scolpito da un Michelangelo risorto, taceva, in un silenzio agghiacciante e proprio per questo assordante.
Non sono nessuno per dire se Andrea ha fatto la scelta giusta, probabilmente l'unico modo che mi viene in mente per ricordarlo è "Preghiera in Gennaio" di Fabrizio De Andrè, che la dedicò a Tenco.
Ma anche questa, è un'altra storia, oppure no.

lunedì 19 novembre 2012

Sessantottini, dove siete?

E' la domanda che noi choosy, ci stiamo ponendo da qualche anno.
Dove siete finiti, rivoluzionari?
Giorni fa, mi sono trovato a discutere con una Docente Universitaria che mi spiegò l'importanza del sessantotto soprattutto perchè ".. se puoi permetterti di portare i capelli lunghi ora senza che nessuno ti dica niente è anche grazie al sessantotto..".
Premetto che per questa persona ho una stima infinita per mille motivi, tali per cui non mi ha portato a risponderle con un "minchia!".
Di questo argomento ne ho parlato direttamente anche con uno che di Rivoluzione ne sa qualcosa: Renato Curcio.
Premetto ancora che Renato è una persona che stimo, non per quello che ha fatto, ma per quello che è diventato dopo l'uscita dai mille carceri che ha girato.
Mi disse che le intenzioni primarie delle Brigate Rosse e affini, erano anche positive: erano quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo. (cit.)
Poi si passò alla violenza, perchè alla violenza, da sempre, si risponde con la violenza, in questo sporco mondo.
Poi mi disse, ma non solo a me, lo si può verificare in varie biografie ed interviste che ".. dopo il mio arresto, che avvenne prima dell'uccisione di Moro, di cui io non ne sapevo nulla, ci fu una sorta di resa, e dal carcere sentii un sempre più frequente distacco tra gli ideali che ci avevano fatto nascere, soprattutto perchè molti compagni si fecero comprare...".
Curcio, il carbonaro (cit.), sostenne che molti di quei nuovi (rispetto alla sua militanza, n.d.r.) compagni (o presunti tali) si fecero comprare dal dio denaro, accantonando la lotta per un "mondo migliore".
Probabilmente sono gli stessi che ora si chiedono il perchè i giovani non fanno niente.
Eh già: è dura spiegare ai sessantottini di allora che se ti va bene lavori sottopagato per 6 mesi l'anno, che le lauree e i diplomi ti vengono buoni solo per friggere patatine nei McDonald's e che se non sei un figlio di papà sarai sempre sottomesso a questa banda di cialtroni.
Io credo sia facile sentirsi sessantottini nel 2012: alla fine basta ascoltarsi Eskimo di Guccini, votare alle primarie del PD, avere un poster di Che Guevara e fumarsi un sigaro (?), magari cubano.