La cronaca è la seguente: un padre porta il proprio figlio di due anni a scuola. La scuola che frequenta il bimbo è nel tragitto che egli fa ogni mattina per andare a lavoro.
Succede che il bimbo, seduto dietro nel seggiolino, sta in silenzio mentre papà guida.
Una guida con i mille pensieri che tutti noi abbiamo, ogni santo giorno.
Il padre si reca a lavoro, non accorgendosi di Luca, suo figlio, che nel tragitto si addormenta nel sedile posteriore.
Sono le solite otto ore di lavoro, monotone, che gli consentono di portare a casa quattro luridi soldi per mandare avanti quella famiglia di cui Luca, da poco tempo, ne è il motore, la gioia, l'epicentro gioioso.
Doveva andare all'asilo, il bimbo, quella mattina. Le maestre non lo vedono arrivare, lo pensano malato.
All'orario di uscita dei bimbi da scuola, i nonni di Luca, sono lì, pronti a prendere la loro creatura e a portarlo a casa. Ma Luca non c'è. Non lo vedono uscire dal cancello della scuola.
Eppure sono sicuri che il bimbo quel mattino a scuola ci doveva essere. Cosa sarà successo?
Luca quel mattino non è andato a scuola perchè è rimasto chiuso in macchina per otto ore. Probabilmente il primo giorno di caldo di quest'anno, a volte la vita è anche questo.
Papà sta per uscire dal lavoro e si accorge della tragedia. Urla, sbraita, ansima, corre come un folle verso la macchina, dopo aver realizzato ciò che stava succedendo.
Apre la macchina, lo trova esanime, senza vita.
Ripeto: il padre trova suo figlio di due anni senza vita.
Gli viene un malore e cade a terra.
Qualcuno chiama l'ambulanza e i Carabinieri. La tragedia è compiuta.
E poi è la solita storia. L'Italia, anzi, il mediocre popolo italiano, inveisce contro il padre, colpevole di essersi dimenticato il figlio in una scatola di latta per otto lunghe ore.
I giudizi si sprecano, chissà in quanti hanno augurato la morte a quell'uomo.
I giornalisti sbattono il mostro in prima pagina.
"Ma come cazzo si fa a dimenticarsi il figlio in macchina!? Vergogna, deve morire anche lui" mormora la gente.
Ora Luca non c'è più, ha messo le ali da angelo ed è volato in cielo.
Il papà ora subirà processi e ingiurie di tutti i tipi.
Il sindaco di Piacenza è stato uno dei pochi a prendere le difese del padre, provando ad azzardare un "può capitare a tutti".
Certo Sindaco che può capitare a tutti. Ma qui siamo in Italia.
L'italiano è un popolo da bar e quindi il padre deve morire.
La gente che dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio (cit.) dovrebbe andare da quel padre, prenderlo ed impalarlo. Anzi, scuoiarlo come i porci. E sentirlo piangere dal dolore, ancora una volta, ancora di più, allora sì che la punizione sarebbe giusta.
Ora tu becero e misero uomo che giudichi:
in nome di chi giudichi quell'uomo?
Non pensi che gli basta già il senso di colpa eterno di sentirsi l'omicida del proprio figlio?
No, forse non lo pensi. Perchè sei abituato al non pensiero.
Quindi è giusto che paghi, quel padre. E' la legge degli uomini.
A Luca lo aspetta il Paradiso Divino.
Al papà l'inferno umano.
Questo è un blog libero ed è una notizia. E' un blog che non ha un argomento preciso: attualità, politica, musica, teatro etc. I post li potete trovare sulla mia pagina pubblica di fb (Carlo Cavallaro), nel gruppo fb "C'hanno rubato il pensiero" e sul mio profilo twitter. Il Signor C
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venerdì 7 giugno 2013
mercoledì 29 maggio 2013
Aldo Grasso e la politica da ridere
Condivido quanto ha scritto Aldo Grasso stamani sul Corriere, analizzando la caduta del M5S dalle politiche in poi.
Una piccola riflessione ed un doveroso distinguo è bene farlo: nelle amministrative c'è stato un solo vincitore, l'astensionismo, che è riconducibile ad una buona fetta di elettorato M5S.
Il problema dei voti mancanti a Grillo, secondo il mio umilissimo parere, è dovuto al fatto di credere (donchisciottescamente, cit.) che l'informazione internettiana (?) sia la panacea di tutti i mali.
Sbagliato. E l'ho notato anch'io, nel mio piccolo.
E' un errore grottesco affidarsi sempre e solo alla rete:
1) perchè l'Italia è un paese di vecchi che, nonostante i buoni propositi, non si informerà mai attraverso la rete;
2) perchè se è giusto, com'è giusto, affidarsi al proprio blog per distribuire colpe a destra e a manca, devi anche pensare che, voglia o non voglia, ora di quella Casta tanto odiata, ci fai parte anche tu;
3) perchè la vita reale non è in facebook o su youtube, i cristiani impiccati non sono cartoni animati, le famiglie alla fame non possono consolarsi con un articolo contro Berlusconi, legittimo, per altro.
Quindi si deve tener (anche) conto che l'italiano è un mediocre intellettualmente, che sceglierà sempre il meno peggio e che non si può certo pensare di cambiare un paese in quattro mesi.
Ora?
Ora politicamente si aprono orizzonti emozionanti quanto l'Inter di quest'anno, con una sinistra che non c'è più ( e non vado oltre), con una destra che se non avesse Berlusconi sarebbe carta straccia e con una terza forza quale il M5S che tuona fulmini e saette ma che di concreto, mi sia consentito dire, nuntereggae più!
Tutto questo mentre il paese muore di fame e gli italiani continuano a suicidarsi.
E dunque?
E dunque è palese quanto la vena gol di Bendtner che mancano uomini di spessore. Perchè la Lega senza Bossi è niente, perchè la destra senza Berlusconi è niente e perchè la sinistra è niente anche se Clint Eastwood diventasse il nuovo leader del PD.
Buona catastrofe! (cit.)
Una piccola riflessione ed un doveroso distinguo è bene farlo: nelle amministrative c'è stato un solo vincitore, l'astensionismo, che è riconducibile ad una buona fetta di elettorato M5S.
Il problema dei voti mancanti a Grillo, secondo il mio umilissimo parere, è dovuto al fatto di credere (donchisciottescamente, cit.) che l'informazione internettiana (?) sia la panacea di tutti i mali.
Sbagliato. E l'ho notato anch'io, nel mio piccolo.
E' un errore grottesco affidarsi sempre e solo alla rete:
1) perchè l'Italia è un paese di vecchi che, nonostante i buoni propositi, non si informerà mai attraverso la rete;
2) perchè se è giusto, com'è giusto, affidarsi al proprio blog per distribuire colpe a destra e a manca, devi anche pensare che, voglia o non voglia, ora di quella Casta tanto odiata, ci fai parte anche tu;
3) perchè la vita reale non è in facebook o su youtube, i cristiani impiccati non sono cartoni animati, le famiglie alla fame non possono consolarsi con un articolo contro Berlusconi, legittimo, per altro.
Quindi si deve tener (anche) conto che l'italiano è un mediocre intellettualmente, che sceglierà sempre il meno peggio e che non si può certo pensare di cambiare un paese in quattro mesi.
Ora?
Ora politicamente si aprono orizzonti emozionanti quanto l'Inter di quest'anno, con una sinistra che non c'è più ( e non vado oltre), con una destra che se non avesse Berlusconi sarebbe carta straccia e con una terza forza quale il M5S che tuona fulmini e saette ma che di concreto, mi sia consentito dire, nuntereggae più!
Tutto questo mentre il paese muore di fame e gli italiani continuano a suicidarsi.
E dunque?
E dunque è palese quanto la vena gol di Bendtner che mancano uomini di spessore. Perchè la Lega senza Bossi è niente, perchè la destra senza Berlusconi è niente e perchè la sinistra è niente anche se Clint Eastwood diventasse il nuovo leader del PD.
Buona catastrofe! (cit.)
martedì 7 maggio 2013
La moda dell'andare contro
La morte di Giulio Andreotti mi ha fatto incazzare.
Non fosse altro perchè mi sono reso conto sempre di più quanto l'italiano sia un popolo di pecore incallite.
Leggo citazioni di Gaber (ecco perchè mi incazzo..) di "Qualcuno era comunista..".
Lungi da me spiegare il pensiero gaberiano, non lo farò mai per pudore.
Ma qualcuno dovrebbe anche spiegare a tutti questi giudici dell'ultima ora che se è vero come è vero che ".. Andreotti non era una brava persona" è anche vero che nel sequestro Moro, il carissimo Berlinguer non si fece in quattro e neanche in due.
Andreotti incarnava ciò che la massa, oggi, detesta: la vicinanza ad un certo potere che fino a qualche decennio fa era riconducibile alla Chiesa ma che ora se si pensa ancora ad uno scenario di questo tipo si è del tutto anacronistici.
Sono nato in una famiglia democristiana, mio nonno era uomo di politica, credente fino al midollo osseo, amico dei vecchi democristiani (Fanfani, Martinazzoli, Andreotti stesso etc) e ricordo quando mi raccontava che solo la DC ha avuto il merito di risollevare un paese completamente distrutto.
Poi, è vero, quando si è al potere, quel tipo di potere, tante cose o fai finta di non vederle ficcando la testa sotto la sabbia o ti siedi ad un tavolo e cerchi un accordo.
Chi vi scrive è cresciuto con il verbo pasoliniano e gramsciano ma legge i fatti in maniera oggettiva: è inutile, oggi, essere dichiaratamente (e per moda) contro la Chiesa.
La Chiesa non è più l'unico centro del potere in Italia.
In Italia il potere si è sviluppato in diverse Caste di cui certamente il Vaticano ne fa parte ma non è questo il punto.
Il punto è che non si può vivere come una liberazione la morte di Andreotti. Come non si potrà vivere come una liberazione la morte (ci sarà??) di Berlusconi.
Andreotti ha preso in mano un mazzo di carte sparpagliate, un popolo alla fame, con gli errori che uno statista, inevitabilmente, fa.
Venendo ai giorni nostri non ho visto simil coraggio nei vari uomini di punta che siedono sullo scranno.
Quando giocavo a calcio ero un pessimo rigorista, ogni volta che battevo un rigore, lo sbagliavo. Forse perchè ero un emozionale anche lì, mentre dagli undici metri bisogna essere freddi come il marmo.
Un mio allenatore del tempo mi disse "è incredibile come tu non sia capace di battere i rigori, ma non ho visto nessuno prendere la palla ed andarlo a battere al posto tuo".
Dunque, prima di seguire la massa e le mode che ti indirizzano contro questo o contro quello, fatti una domanda: è davvero quello il problema?
lunedì 22 aprile 2013
I miei rispetti, Presidente
Non ho mai avuto nessuna stima per il Napolitano Presidente e lo ribadisco.
Per il Napolitano Uomo, da oggi, sì.
E' da ammirare il gesto, oltre qualsiasi dietrologia, oltre qualsiasi considerazione politica.
Un uomo di 88 (ottantotto) anni che ci mette la faccia in questo disastro continuo è da stimare.
Non parlo del discorso fatto (discorso istituzionale, ma anche no) nel giorno del suo re-insediamento.
Parlo del gesto, dell'accettare il ruolo dello stupido, di "avevamo solo quello", del "meno peggio".
Prendessero esempio dal suo gesto gli altri uomini che hanno portato alla rovina questo paese.
Metteteci la faccia anche voi, per una volta nella vostra vita.
Vittima sacrificale, un Isacco contemporaneo, la pecora sacrificata agli dèi per un volere divino, pronto a mettere la guancia sulla roccia, aspettando che il boia finisca di pulire il coltello con cui lo sgozzerà.
Perchè di Giorgio Napolitano resterà, ai posteri, la nomea del "peggiore Presidente della Repubblica".
E lui forse lo sa.
Ma l'uomo, davanti a questo "Stato" che è più credibile come verbo passato anzichè come acronimo istituzionale, va applaudito.
E non con quegli applausi venduti.
Per questo Suo gesto, Presidente, ha tutta la mia stima e ammirazione.
Perchè nell'ultimo respiro di un paese moribondo è riuscito a dare un segnale, se l'è caricato in spalla, contro tutto e tutti.
I miei rispetti.
Per il Napolitano Uomo, da oggi, sì.
E' da ammirare il gesto, oltre qualsiasi dietrologia, oltre qualsiasi considerazione politica.
Un uomo di 88 (ottantotto) anni che ci mette la faccia in questo disastro continuo è da stimare.
Non parlo del discorso fatto (discorso istituzionale, ma anche no) nel giorno del suo re-insediamento.
Parlo del gesto, dell'accettare il ruolo dello stupido, di "avevamo solo quello", del "meno peggio".
Prendessero esempio dal suo gesto gli altri uomini che hanno portato alla rovina questo paese.
Metteteci la faccia anche voi, per una volta nella vostra vita.
Vittima sacrificale, un Isacco contemporaneo, la pecora sacrificata agli dèi per un volere divino, pronto a mettere la guancia sulla roccia, aspettando che il boia finisca di pulire il coltello con cui lo sgozzerà.
Perchè di Giorgio Napolitano resterà, ai posteri, la nomea del "peggiore Presidente della Repubblica".
E lui forse lo sa.
Ma l'uomo, davanti a questo "Stato" che è più credibile come verbo passato anzichè come acronimo istituzionale, va applaudito.
E non con quegli applausi venduti.
Per questo Suo gesto, Presidente, ha tutta la mia stima e ammirazione.
Perchè nell'ultimo respiro di un paese moribondo è riuscito a dare un segnale, se l'è caricato in spalla, contro tutto e tutti.
I miei rispetti.
venerdì 19 aprile 2013
Come fate?
Chi si prenderà la responsabilità di guardare i figli orfani di padre e di madre volati come uccelli giù da un cornicione per la vergogna di non poter garantire nemmeno il cibo ai propri figli?
Chi si prenderà la colpa di aver portato al collasso un paese?
Chi spiegherà alle ragazze costrette a vendere il proprio corpo per rincorrere un sogno chiamato "laurea"?
Chi spiegherà a loro cos'è successo in questi cazzo di anni zero? (cit.)
Chi oserà a parlare loro di "lacrime e sangue"?
Chi dirà ai disabili, ai tossici, agli anziani, ai poveri, ai disoccupati, ai licenziati, agli "epurati", agli "schizzinosi" eccetera eccetera eccetera (cit.) di andare affanculo?
Come si fa a spiegare ai propri figli che un pezzo di pane va diviso per tre o per quattro?
Chi risponderà degli omicidi di Stato?
Chi avrà la faccia di andare ai funerali di chi si dà fuoco davanti al Parlamento?
L'Italia. Aida, come sei bella, cantava qualcuno.
Sì, ma chi dirà ai ragazzi che davanti alle manifestazioni studentesche c'è chi nelle stanze dei bottoni ride e si diverte?
Chi spiegherà ai genitori di Aldrovandi, Cucchi, Uva, Sandri che gli assassini sono fuori perchè un giudice ha deciso così.
Come si fa a credere nelle Istituzioni? Ditemi che credibilità hanno?
Chi ha mai parlato di detenuti, Pannella a parte?
Futuro Presidente della Repubblica Italiana, chiunque Lei sia, sappia bene che a queste domande Lei dovrà rispondere.
Perchè neanche questo popolo, nemmeno il popolo pecorone italiano, merita questo.
Ma come fate?
Come cazzo fate?
giovedì 4 aprile 2013
Morosini e "La Viola d'Inverno" un anno dopo.
E' passato un anno o poco più dalla morte di Piermario Morosini.
Era un calciatore, un privilegiato, uno che faceva quel che gli piaceva.
Sì, tutto vero, per carità.
Ciò che ha commosso l'Italia, anzi, il mondo intero, di Morosini, sono stati i suoi ultimi istanti di vita.
Quando aveva sentito quello scossone, l'ultimo, al cuore.
Roberto Vecchioni direbbe che ha sentito "La viola d'inverno".
Ebbene, quando ha sentito quella Viola, quel suono che solo lui poteva sentire, perchè solo a lui si è mostrata la "signora vestita di nero" in mezzo al campo di Livorno, non ha mollato.
Ha provato a rialzarsi per rincorrere il pallone, ha provato, Piermario.
Ha sbattuto le mani a terra come a dire "Cazzo! Ora arrivo a difendere!".
E invece non ce l'ha fatta, Morosini è un eroe epico, uno di quelli che anche tra cent'anni a riguardare quelle immagini ti verranno i lacrimoni.
Perchè era un ragazzo del 1986, perchè la Viola d'Inverno poteva suonare per lui un po' più avanti e via con i luoghi comuni.
Ma Piermario prima di lasciare questa Vita, orfano da piccolo e innamorato, ci ha insegnato che si può anche morire con dignità. Combattendo fino all'ultimo, perchè il combattente è colui che quando cade tenta di rialzarsi con tutte le forze che ha, anche se poche.
Riposa in pace, Campione.
Era un calciatore, un privilegiato, uno che faceva quel che gli piaceva.
Sì, tutto vero, per carità.
Ciò che ha commosso l'Italia, anzi, il mondo intero, di Morosini, sono stati i suoi ultimi istanti di vita.
Quando aveva sentito quello scossone, l'ultimo, al cuore.
Roberto Vecchioni direbbe che ha sentito "La viola d'inverno".
Ebbene, quando ha sentito quella Viola, quel suono che solo lui poteva sentire, perchè solo a lui si è mostrata la "signora vestita di nero" in mezzo al campo di Livorno, non ha mollato.
Ha provato a rialzarsi per rincorrere il pallone, ha provato, Piermario.
Ha sbattuto le mani a terra come a dire "Cazzo! Ora arrivo a difendere!".
E invece non ce l'ha fatta, Morosini è un eroe epico, uno di quelli che anche tra cent'anni a riguardare quelle immagini ti verranno i lacrimoni.
Perchè era un ragazzo del 1986, perchè la Viola d'Inverno poteva suonare per lui un po' più avanti e via con i luoghi comuni.
Ma Piermario prima di lasciare questa Vita, orfano da piccolo e innamorato, ci ha insegnato che si può anche morire con dignità. Combattendo fino all'ultimo, perchè il combattente è colui che quando cade tenta di rialzarsi con tutte le forze che ha, anche se poche.
Riposa in pace, Campione.
lunedì 1 aprile 2013
Jannacci e Califano: un filo rosso li ha uniti
Così lontani, così vicini.
Così diversi, così poetici.
Così pazzi, così folli.
Erano due creature al limite dell'illogicità Enzo Jannacci e Franco Califano.
Due menestrelli che parlavano un volgare autentico, molto più di quello di Dante, consci che pure Dante si sarebbe un po' incazzato e un po' divertito con loro.
Non hanno in comune niente Jannacci e il Califfo. Niente, tranne la morte.
E' proprio la livella a unire un filo rosso che parte dai sciuri milanesi e va a finire ai borgatari romani.
E chi si offendesse col termine "borgatari" s'andasse a leggere un Pasolini qualsiasi.
Milano e Roma, Roma e Milano. Due anime della stessa puttana messa lì a gambe aperte.
E loro davano voce a questa puttana, agli schiamazzi, alle occhiate, ai gesti, alle scopate dei milanesi e dei romani.
Enzo Jannacci e Franco Califano.
La Pasqua del duemilaetredici ci ha tolto due menestrelli impagabili. Quelli che erano poeti nell'anima e che si vergognavano d'esserlo.
Non lo dicevano ma lo erano.
Impossibile farne un confronto.
E quindi ricordiamoli con l'allegra follia di Enzo e la tamarra autorità di Franco.
Chè poi "Sfiorisci bel fiore", "Se me lo dicevi prima..", "Vincenzina e la fabbrica" piuttosto di "Minuetto" o "Tutto il resto è noia", passeranno alla storia. Già ci sono e a buon diritto.
Ricordiamo due ragazzi scapestrati degli anni trenta, che, loro malgrado, hanno unito Milano a Roma con un filo rosso di lacrime, in questa Pasqua povera del duemilaetredici.
Così diversi, così poetici.
Così pazzi, così folli.
Erano due creature al limite dell'illogicità Enzo Jannacci e Franco Califano.
Due menestrelli che parlavano un volgare autentico, molto più di quello di Dante, consci che pure Dante si sarebbe un po' incazzato e un po' divertito con loro.
Non hanno in comune niente Jannacci e il Califfo. Niente, tranne la morte.
E' proprio la livella a unire un filo rosso che parte dai sciuri milanesi e va a finire ai borgatari romani.
E chi si offendesse col termine "borgatari" s'andasse a leggere un Pasolini qualsiasi.
Milano e Roma, Roma e Milano. Due anime della stessa puttana messa lì a gambe aperte.
E loro davano voce a questa puttana, agli schiamazzi, alle occhiate, ai gesti, alle scopate dei milanesi e dei romani.
Enzo Jannacci e Franco Califano.
La Pasqua del duemilaetredici ci ha tolto due menestrelli impagabili. Quelli che erano poeti nell'anima e che si vergognavano d'esserlo.
Non lo dicevano ma lo erano.
Impossibile farne un confronto.
E quindi ricordiamoli con l'allegra follia di Enzo e la tamarra autorità di Franco.
Chè poi "Sfiorisci bel fiore", "Se me lo dicevi prima..", "Vincenzina e la fabbrica" piuttosto di "Minuetto" o "Tutto il resto è noia", passeranno alla storia. Già ci sono e a buon diritto.
Ricordiamo due ragazzi scapestrati degli anni trenta, che, loro malgrado, hanno unito Milano a Roma con un filo rosso di lacrime, in questa Pasqua povera del duemilaetredici.
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