Questo è un blog libero ed è una notizia. E' un blog che non ha un argomento preciso: attualità, politica, musica, teatro etc. I post li potete trovare sulla mia pagina pubblica di fb (Carlo Cavallaro), nel gruppo fb "C'hanno rubato il pensiero" e sul mio profilo twitter. Il Signor C
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lunedì 28 marzo 2011
La dignità di Lampedusa. Viva l'Italia, questa Italia.
Non ho mai avuto la fortuna di andare a Lampedusa. Questo disegno divino tra la Sicilia e l'Africa, uno scarabocchio che il creatore ha fatto per far vedere all'uomo che è capace di fare le cose veramente bene. Lampedusa è grande come uno sputo e forse sta proprio lì la bellezza. Un'isola minuscola piantata nel Mediterraneo colorato con tutte le tonalità di azzurro possibili, un'isola che se ci vedi un tramonto o un'alba penso possa cambiarti la vita. Un'isola che ha una storia incredibile, come tutta la Sicilia, da lì ci sono passati nei secoli, qualsiasi tipo di uomo che parlasse qualsiasi tipo di lingua e che vestisse con qualsiasi tipo di abito. Nessuno ha mai creato problemi. Se è sereno mi dicono (ma non è difficile immaginarlo) che dal punto più a sud dell'isola, si riesce a vedere l'Africa, più precisamente la Libia che dista poche decine di km dall'Italia e quindi dall'Europa. A Lampedusa c'è un Santuario che in passato è stato usato sia dai cristiani che dai musulmani, lo usavano per pregare ma nessuno ha mai posto contraddizione alcuna. Ogni popolo passato per Lampedusa ha lasciato delle tracce che ispirano i poeti e gli scrittori e che ne fanno davvero una perla dal fascino inequivocabile. In questi giorni, inutile negarlo, Lampedusa è al centro delle attenzioni mondiali, per gli sbarchi di persone con un passato da dimenticare e con un futuro da costruire. Io credo che l'uomo debba essere trattato come tale, con dignità, con rispetto, con accoglienza. Sempre. Senza "se" e senza "ma". Ecco, "accoglienza" è una parola che gli abitanti di Lampedusa la mettono in pratica da sempre. Prima di loro ci furono i pugliesi che accoglievano le navi stipate di persone albanesi fuggite da un gran casino, da stupri e da violenze. Questi sono esempi di vita umana che mi rendono fiero di essere italiano e che mi fanno rallegrare di aver festeggiato l'Unità d'Italia il 17 marzo, pur odiando lo Stato e i suoi sistemi mafiosi ma amando gli italiani (una parte) perchè sono (siamo) un popolo di chiaccheroni, di allenatori, di poeti.. ma anche di persone solidali. Mi ha emozionato, la storia di Yeabsera che significa "figlio di Dio", bimbo nato da mamma etiope e padre eritreo, fuggiti da un posto dove il piccolo angelo non poteva avere futuro e dove i genitori 26 anni entrambi avrebbero fatto, probabilmente, una non bella fine. Ho visto delle foto del piccolo dono del cielo, è di una bellezza incredibile, come bello è il sorriso di mamma e papà nell'aver in braccio un piccolo nato in un barcone in mezzo a 280 persone. Terribile. Yeabsera è nato in mare, diventerà italiano, e un giorno magari potrà raccontare la storia che sua madre gli racconterà tra qualche anno, quando gli dirà: "Vedi piccolo, tu sei nato in una situazione tremenda, in mezzo a centinaia di persone che fuggivano dalla guerra. La guerra è dove si uccidono le persone e io e tuo papà abbiamo deciso di andarcene per cercare di darti un futuro migliore. Siamo sbarcati a Lampedusa che è un'isola italiana e abbiamo avuto decine di persone che ci hanno accolto portando i doni a te, come fossi Gesù e portando le cure a me che ti ho partorito in mezzo al mare che è quel deserto di acqua che ci ha fatto lasciare gli uomini che uccidono i suoi simili per approdare e conoscere delle persone che senza lamenti e senza retoriche ti hanno custodito e difeso. Tu non lo sai ma hai commosso un'isola, anzi no, hai commosso con la tua nascita un paese intero, il tuo paese: l'Italia". Benvenuto piccolo, sei un nuovo, giovanissimo italiano.
lunedì 21 marzo 2011
Se non rispetti le regole, sei un cretino.
Quando mancano le regole, è inutile giocare.
L'articolo 11 della Costituzione Italiana è chiaro e recita "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. [...] ".
Bellissimo ma soprattutto chiaro.
Provate a rileggerlo.
Ora è più chiaro? Bene. Le regole del gioco sono scritte in quel librone che oggi ci accorgiamo che è l'unica "arma" a favore del cittadino che è la Costituzione.
La Costituzione non viene quasi mai rispettata ma, peggio, viene addirittura modificata a regola d'arte.
Da bambino quando si giocava a pallone per strada, quando un giocatore segnava di mano, non giocava più e magari poteva anche lamentarsi ma il gol non sarebbe mai stato valido.
Bene, ora nell'era "post bomba atomica" come questa, lasciare decidere a dei decerebrati il futuro del mondo mi sembra un insulto alla decenza.
Nei secoli scorsi è stata abolita la schiavitù, la donna ha preso finalmente i diritti che le spettava, è stata fatta l'Europa etc.
Tutto questi cambiamenti epici ed epocali sono avvenuti con molta fatica ma soprattutto con una ferma presa di coscienza da parte della gente.
Quando ci furono le battaglie pro e contro aborto o pro e contro divorzio, il popolo italiano era informato ed appassionato.
Oggi che siamo in guerra (non abbiamo capito ancora contro e con chi) nessuno, ripeto, NESSUNO dice nulla.
"D'altra parte uno come Gheddafi bisogna fermarlo!" Questa è la vox populi, questo è il pensiero del CRETINO.
Lo STUPIDO pensa alla guerra come unica e finale soluzione, STUPIDO in senso intellettuale.
Ma vi siete resi conto che la gente (e la Costituzione!!) RIPUDIA la guerra mentre la maggioranza del Parlamento la giustifica e la coccola?
Vi state rendendo conto della presa per il culo!?
Questo paese è allo scatafascio, lo è perchè non rispetta le regole di nessun tipo.
Questo governo sta dando man forte al nucleare.
Dopo Hiroshima, cioè negli anni successivi, gli scienziati hanno contato duecentomila vittime ma questo solo molti anni dopo.
In questo momento non c'è nessun uomo al mondo in grado di stabilire con certezza l'entità dell'ultimo suicidio umano in Giappone.
"Ma se non c'era il terremoto.." parla sempre il populino.
Se non c'era il terremoto? Il Giappone è un paese dove c'è un terremoto al giorno e dove è sconsigliato perfino fare un castello di carte perchè cadrebbe sempre.
L'Italia è un paese dove i terremoti sono di casa, io a memoria ne conto una decina di piccola o grande fattura da quando sono nato (cioè, in 25 anni!).
Solo uno STUPIDO ed un CRETINO sostiene il nucleare in Italia.
Siete dei CRETINI! Dovete arrabbiarvi amici, non se ne può più, qui ci giochiamo veramente il futuro.
Se sentite qualcuno che parla del nucleare (A VANVERA, OVVIAMENTE!) fermatelo e ditegli che è uno STUPIDO perchè vuole il male e la morte. Non ci sono più mezze misure. Ora bisogna scegliere tra la VITA e la MORTE.
Nel deserto africano ci sono dei luoghi isolati che si chiamano "caravanserrai". Sono luoghi dove i viandanti possono riposare in mezzo a quella "distesa di segatura", luoghi di pausa e di ristoro per bestie e uomini.
Nei caravanserrai se si incontrano due nemici, non si toccano minimamente poichè sono considerati da tutti dei luoghi sacri.
Ecco, io penso che sia arrivato il momento che il cittadino innalzi il suo pensiero alla vita e non più alla mediocrità e quindi alla morte.
Il cittadino deve pensare che la guerra non è assolutamente un "mezzo di risoluzione" perchè questa è la verità che è TESTIMONIATA dalla NOSTRA COSTITUZIONE (Art.11).
Il cittadino deve pensare che altri luoghi sacri sono la SALUTE che dev'essere garantita a tutti, la SCUOLA che dev'essere garantita a tutti.
Chiudo con un pensiero di Albert Einstein che dice "L'uomo ha costruito la bomba atomica, ma nessun topo al mondo costruirebbe una trappola per topi."
E tu, da che parte stai?
L'articolo 11 della Costituzione Italiana è chiaro e recita "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. [...] ".
Bellissimo ma soprattutto chiaro.
Provate a rileggerlo.
Ora è più chiaro? Bene. Le regole del gioco sono scritte in quel librone che oggi ci accorgiamo che è l'unica "arma" a favore del cittadino che è la Costituzione.
La Costituzione non viene quasi mai rispettata ma, peggio, viene addirittura modificata a regola d'arte.
Da bambino quando si giocava a pallone per strada, quando un giocatore segnava di mano, non giocava più e magari poteva anche lamentarsi ma il gol non sarebbe mai stato valido.
Bene, ora nell'era "post bomba atomica" come questa, lasciare decidere a dei decerebrati il futuro del mondo mi sembra un insulto alla decenza.
Nei secoli scorsi è stata abolita la schiavitù, la donna ha preso finalmente i diritti che le spettava, è stata fatta l'Europa etc.
Tutto questi cambiamenti epici ed epocali sono avvenuti con molta fatica ma soprattutto con una ferma presa di coscienza da parte della gente.
Quando ci furono le battaglie pro e contro aborto o pro e contro divorzio, il popolo italiano era informato ed appassionato.
Oggi che siamo in guerra (non abbiamo capito ancora contro e con chi) nessuno, ripeto, NESSUNO dice nulla.
"D'altra parte uno come Gheddafi bisogna fermarlo!" Questa è la vox populi, questo è il pensiero del CRETINO.
Lo STUPIDO pensa alla guerra come unica e finale soluzione, STUPIDO in senso intellettuale.
Ma vi siete resi conto che la gente (e la Costituzione!!) RIPUDIA la guerra mentre la maggioranza del Parlamento la giustifica e la coccola?
Vi state rendendo conto della presa per il culo!?
Questo paese è allo scatafascio, lo è perchè non rispetta le regole di nessun tipo.
Questo governo sta dando man forte al nucleare.
Dopo Hiroshima, cioè negli anni successivi, gli scienziati hanno contato duecentomila vittime ma questo solo molti anni dopo.
In questo momento non c'è nessun uomo al mondo in grado di stabilire con certezza l'entità dell'ultimo suicidio umano in Giappone.
"Ma se non c'era il terremoto.." parla sempre il populino.
Se non c'era il terremoto? Il Giappone è un paese dove c'è un terremoto al giorno e dove è sconsigliato perfino fare un castello di carte perchè cadrebbe sempre.
L'Italia è un paese dove i terremoti sono di casa, io a memoria ne conto una decina di piccola o grande fattura da quando sono nato (cioè, in 25 anni!).
Solo uno STUPIDO ed un CRETINO sostiene il nucleare in Italia.
Siete dei CRETINI! Dovete arrabbiarvi amici, non se ne può più, qui ci giochiamo veramente il futuro.
Se sentite qualcuno che parla del nucleare (A VANVERA, OVVIAMENTE!) fermatelo e ditegli che è uno STUPIDO perchè vuole il male e la morte. Non ci sono più mezze misure. Ora bisogna scegliere tra la VITA e la MORTE.
Nel deserto africano ci sono dei luoghi isolati che si chiamano "caravanserrai". Sono luoghi dove i viandanti possono riposare in mezzo a quella "distesa di segatura", luoghi di pausa e di ristoro per bestie e uomini.
Nei caravanserrai se si incontrano due nemici, non si toccano minimamente poichè sono considerati da tutti dei luoghi sacri.
Ecco, io penso che sia arrivato il momento che il cittadino innalzi il suo pensiero alla vita e non più alla mediocrità e quindi alla morte.
Il cittadino deve pensare che la guerra non è assolutamente un "mezzo di risoluzione" perchè questa è la verità che è TESTIMONIATA dalla NOSTRA COSTITUZIONE (Art.11).
Il cittadino deve pensare che altri luoghi sacri sono la SALUTE che dev'essere garantita a tutti, la SCUOLA che dev'essere garantita a tutti.
Chiudo con un pensiero di Albert Einstein che dice "L'uomo ha costruito la bomba atomica, ma nessun topo al mondo costruirebbe una trappola per topi."
E tu, da che parte stai?
lunedì 14 marzo 2011
Percepire ciò che è cacca da ciò che è Vita.
Sono giorni difficili da spiegare.
Sono giorni in cui il mondo si è completamente rivoltato, dove per la proprietà commutativa se cambi i fattori stavolta il risultato cambia eccome.
Il nordafrica da sempre schiavo del tiranno di turno si risveglia e mette in moto una guerra civile devastante dove i buoni muoiono e dove i cattivi sparano sulla folla.
Il terremoto in Giappone ha sconvolto il mondo, immagini di una dignità e di un annichilimento totale.
Ti vien da pensare che veramente sta succedendo qualcosa di strano.
E' vero, le rivolte e i terremoti succedono da sempre, ma stavolta respiro un'aria strana di resa e quasi di avvertimento da parte di Madre Terra contro il genere umano, il peggior genere.
L'uomo è stato capace di distruggere un pianeta anche se paradossalmente stavolta di colpe non ne ha, o meglio, non ne dovrebbe avere.
Non sono uno scienziato, sono una persona che nella maggior parte dei casi quotidiani cerca di usare il buon senso e l'istinto, il nucleare mi puzza di cosa cattiva.
Ho iniziato da poco a sentire che le parole hanno un suono, ci sono quelle che suonano bene e quelle che suonano male.
La parola "acqua" ad esempio suona benissimo, è melodica.
La parola "nucleare" ad esempio suona male, è orribile.
Prendete un bambino di qualche mese, dove è al massimo della percettività e provate a sussurargli nell'orecchio la parola "acqua" per qualche minuto.
Provate a fare la stessa cosa con la parola "nucleare".
Ai bambini che sono spiriti liberi davvero è impossibile comprare il loro istinto, mica si chiamano Chicco Testa.
Il nucleare è cacca.
Col nucleare si gonfiano i conti in banca dell'Eni e dell'Enel ed è una non tecnologia.
E' antibiologica.
Ci sono molte centrali nucleari anche in Usa ma spente. Noi non abbiamo bisogno di energia in più.
Il Creatore quella volta ha disteso una lingua di terra circondandola di mare. Siamo illuminati da Fratello Sole tutto il tempo dell'anno, abbiamo il Vento che ci spettina i monti.
Italia mia, ma quanto bella sei?
A proposito, buon compleanno a te che sei troppo bella e con la bellezza non si discute. Mai.
Sono giorni in cui il mondo si è completamente rivoltato, dove per la proprietà commutativa se cambi i fattori stavolta il risultato cambia eccome.
Il nordafrica da sempre schiavo del tiranno di turno si risveglia e mette in moto una guerra civile devastante dove i buoni muoiono e dove i cattivi sparano sulla folla.
Il terremoto in Giappone ha sconvolto il mondo, immagini di una dignità e di un annichilimento totale.
Ti vien da pensare che veramente sta succedendo qualcosa di strano.
E' vero, le rivolte e i terremoti succedono da sempre, ma stavolta respiro un'aria strana di resa e quasi di avvertimento da parte di Madre Terra contro il genere umano, il peggior genere.
L'uomo è stato capace di distruggere un pianeta anche se paradossalmente stavolta di colpe non ne ha, o meglio, non ne dovrebbe avere.
Non sono uno scienziato, sono una persona che nella maggior parte dei casi quotidiani cerca di usare il buon senso e l'istinto, il nucleare mi puzza di cosa cattiva.
Ho iniziato da poco a sentire che le parole hanno un suono, ci sono quelle che suonano bene e quelle che suonano male.
La parola "acqua" ad esempio suona benissimo, è melodica.
La parola "nucleare" ad esempio suona male, è orribile.
Prendete un bambino di qualche mese, dove è al massimo della percettività e provate a sussurargli nell'orecchio la parola "acqua" per qualche minuto.
Provate a fare la stessa cosa con la parola "nucleare".
Ai bambini che sono spiriti liberi davvero è impossibile comprare il loro istinto, mica si chiamano Chicco Testa.
Il nucleare è cacca.
Col nucleare si gonfiano i conti in banca dell'Eni e dell'Enel ed è una non tecnologia.
E' antibiologica.
Ci sono molte centrali nucleari anche in Usa ma spente. Noi non abbiamo bisogno di energia in più.
Il Creatore quella volta ha disteso una lingua di terra circondandola di mare. Siamo illuminati da Fratello Sole tutto il tempo dell'anno, abbiamo il Vento che ci spettina i monti.
Italia mia, ma quanto bella sei?
A proposito, buon compleanno a te che sei troppo bella e con la bellezza non si discute. Mai.
lunedì 7 marzo 2011
La donna.
Le feste mi fanno una certa impressione misto sdegno, in quanto le ritengo tutte figlie del consumismo.
Domani però è "La festa".
La festa per eccellenza, non ci sono uomini che siano essi papi, politici, santi, re che tengano.
Domani è una semplice ricorrenza ma visto che ci sono e visto che mi piace scrivere qualche cavolata qua e là ne approfitto.
Cosa dire? La donna è tutto, la donna è un vento fresco che fa arrossire le guance, la donna dà luce perchè è luce, è il profumo di un pane appena sfornato (cit.), è l'essenza della pioggia.
Una donna è madre, nonna, sorella, figlia.
Quante cose è la donna!
Mi vengono in mente dei versi celebri come l'ode sconfinata che Eugenio Finardi canta in "Un uomo" o i versi di Fabrizio piuttosto che quelli del Principe.
La donna ha un potere talmente grande che è insito in lei che è il sorriso.
Quante volte ho chiesto ad una donna di sorridermi, perchè il sorriso di una donna è disarmante, ti spiazza e tu risulti ciò che sei.. un uomo.
La bellezza è donna.
L'amore è donna.
La felicità è donna.. etc.
Quante volte ho pensato alla celebre frase di Dostoevskij.. "la bellezza salverà il mondo" ne "L'idiota" se non erro.
Quanto è vera.
Quanto è caliente una donna, quante volte la penso, la sogno e la desidero.
La poesia è donna e la donna è poesia.
Quante citazioni mi vengono in mente così snocciolando la mente di un povero masturbatore del pensiero.
Ancestrale, divina, emblematica.. quanti aggettivi, quante qualifiche solo per il fatto di esserlo.
Amo le donne, le amo nel senso più astratto del termine.
Penso alla figura di Maria che ha accettato per volontà divina un figlio non suo, penso alle tante mogli durante le tante guerre che aspettavano i mariti invano, penso alle madri che piangono i figli che non tornano a casa al mattino, penso alle puttane che donano il proprio corpo per dar piacere ad altri, penso alla donna violentata in una caserma, penso alle donne che chiedono la carità, penso alle attrici di teatro (l'arte nobile), penso ad Anna Magnani, Alda Merini, Fernanda Pivano, penso a Teresa Strada (RIP) che senza fiatare ha accettato che il marito Gino facesse l'eroe perchè era giusto così, penso a Francesca Morvillo e a tutte coloro che sono state compagne di vita di uomini che hanno donato la vita agli altri senza mettersi egoisticamente davanti a loro.
Chiudo con un pensiero dedicato a Fabrizio De Andrè: c'è chi le puttane le compra e c'è chi le innalza al Cielo.
Grazie Faber.
Domani però è "La festa".
La festa per eccellenza, non ci sono uomini che siano essi papi, politici, santi, re che tengano.
Domani è una semplice ricorrenza ma visto che ci sono e visto che mi piace scrivere qualche cavolata qua e là ne approfitto.
Cosa dire? La donna è tutto, la donna è un vento fresco che fa arrossire le guance, la donna dà luce perchè è luce, è il profumo di un pane appena sfornato (cit.), è l'essenza della pioggia.
Una donna è madre, nonna, sorella, figlia.
Quante cose è la donna!
Mi vengono in mente dei versi celebri come l'ode sconfinata che Eugenio Finardi canta in "Un uomo" o i versi di Fabrizio piuttosto che quelli del Principe.
La donna ha un potere talmente grande che è insito in lei che è il sorriso.
Quante volte ho chiesto ad una donna di sorridermi, perchè il sorriso di una donna è disarmante, ti spiazza e tu risulti ciò che sei.. un uomo.
La bellezza è donna.
L'amore è donna.
La felicità è donna.. etc.
Quante volte ho pensato alla celebre frase di Dostoevskij.. "la bellezza salverà il mondo" ne "L'idiota" se non erro.
Quanto è vera.
Quanto è caliente una donna, quante volte la penso, la sogno e la desidero.
La poesia è donna e la donna è poesia.
Quante citazioni mi vengono in mente così snocciolando la mente di un povero masturbatore del pensiero.
Ancestrale, divina, emblematica.. quanti aggettivi, quante qualifiche solo per il fatto di esserlo.
Amo le donne, le amo nel senso più astratto del termine.
Penso alla figura di Maria che ha accettato per volontà divina un figlio non suo, penso alle tante mogli durante le tante guerre che aspettavano i mariti invano, penso alle madri che piangono i figli che non tornano a casa al mattino, penso alle puttane che donano il proprio corpo per dar piacere ad altri, penso alla donna violentata in una caserma, penso alle donne che chiedono la carità, penso alle attrici di teatro (l'arte nobile), penso ad Anna Magnani, Alda Merini, Fernanda Pivano, penso a Teresa Strada (RIP) che senza fiatare ha accettato che il marito Gino facesse l'eroe perchè era giusto così, penso a Francesca Morvillo e a tutte coloro che sono state compagne di vita di uomini che hanno donato la vita agli altri senza mettersi egoisticamente davanti a loro.
Chiudo con un pensiero dedicato a Fabrizio De Andrè: c'è chi le puttane le compra e c'è chi le innalza al Cielo.
Grazie Faber.
lunedì 28 febbraio 2011
Il piccolo soldato in cerca dell'isola del tesoro.
Abdel ha 7 anni, abita a Bengasi in Libia e dalla sua finestra vede una grande fetta del Mediterraneo e ogni giorno le navi salpare.
E' un bambino scaltro che ogni giorno va a giocare con il nonno Matteo, di origini italiane, a far volare gli aquiloni.
Sotto il sole cocente africano ma davanti ad un mare straordinario, nonno Matteo prende per mano il piccolo Abdel e lo porta in una spiaggia vicino alla grande città, Bengasi appunto, per fargli assaggiare un po' di mondo e per fargli vedere che oltre l'orizzonte c'è l'Italia.
Al piccolo non gliene importa poi molto di cosa era l'Italia, di cosa era la Libia, di cosa fosse Bengasi. Lui era un appassionato di aquiloni e quando il buon vento lo permetteva, non esitava a far volare la sua piccola creazione fatta di carta e di qualche legnaccio raccolto in spiaggia.
Si allacciava dei sandali comprati ad un mercatino lì vicino, si metteva un fazzoletto in testa che lo coprisse dal sole e con la spensieratezza dei suoi 7 anni prendeva il cammino per il suo gigantesco parco giochi.
Il nonno era sempre con lui perchè anche se il piccolo era furbo, intelligente e caparbio bisognava comunque tenerlo d'occhio.
Di tanto in tanto, vedevano delle navi salpare e il nonno fermava il gioco del bimbo per fargli ammirare queste costruzioni gigantesche che partivano dalla spiaggia di Bengasi e partire per chissà dove e ogni volta erano favole inventate che il vecchio Matteo raccontava al nipote incantato.
Una volta la nave era piena di uomini che cercavano l'oro e finivano nella Luna e un'altra volta i protagonisti erano degli altri uomini in cerca di un'isola distante e finivano per girare mille mari e fermarsi in tutte i porti del mondo, perchè il mondo andava guardato per la sua bellezza e non per altre brutte cose, ricordava sempre il nonno.
I giorni passavano veloci e il nonno guardava il suo piccolo divertirsi davanti a questo gioco magico che gli aveva costruito e mentre lo guardava, gli si bagnavano gli occhi e guardava l'orizzonte dove c'era un'altra terra, un'altra storia, dell'altra gente.
Un giorno di dicembre i due compagni di giochi erano sulla spiaggia e ad un certo punto arrivarono degli uomini molto più scuri di loro con in mano delle armi.
Il piccolo corse dal nonno, consapevole che quello non era più un gioco.
Il nonno si mise il piccolo terrorizzato dietro la schiena e si mise tra l'uomo col fucile ed il bambino come scudo umano.
I due uomini iniziarono ad urlare ed il vecchio Matteo minacciò il soldato di non toccare il nipote e che se avesse dovuto far qualcosa, si sarebbe offerto volontario.
A sentire quelle parole di sfida e di arrendevolezza con il calcio dell'arma il soldato sfondò la testa del nonno che morì davanti agli occhi del piccolo.
Il piccolo Abdel scappò in casa piangendo disperato e terrorizzato per quanto accaduto mentre i soldati pestavano con i loro anfibi il suo aquilone.
Dopo qualche giorno il piccolo Abdel assieme ad altri bambini tornò sulla spiaggia di Bengasi, sulla stessa spiaggia dove vide morire il nonno Matteo.
Gli hanno detto di salire su una nave tutta arrugginita per raggiungere un posto che non sapeva bene cosa fosse.
La vecchia nave partì, erano più di duecento le persone a bordo e dalla prua il piccolo Abdel vide lontanissimo il suo aquilone illuminato dal riflesso del sole africano, pensò alle storie raccontate dal nonno Matteo e si imbarcò come un piccolo soldato in cerca dell'isola del tesoro.
E' un bambino scaltro che ogni giorno va a giocare con il nonno Matteo, di origini italiane, a far volare gli aquiloni.
Sotto il sole cocente africano ma davanti ad un mare straordinario, nonno Matteo prende per mano il piccolo Abdel e lo porta in una spiaggia vicino alla grande città, Bengasi appunto, per fargli assaggiare un po' di mondo e per fargli vedere che oltre l'orizzonte c'è l'Italia.
Al piccolo non gliene importa poi molto di cosa era l'Italia, di cosa era la Libia, di cosa fosse Bengasi. Lui era un appassionato di aquiloni e quando il buon vento lo permetteva, non esitava a far volare la sua piccola creazione fatta di carta e di qualche legnaccio raccolto in spiaggia.
Si allacciava dei sandali comprati ad un mercatino lì vicino, si metteva un fazzoletto in testa che lo coprisse dal sole e con la spensieratezza dei suoi 7 anni prendeva il cammino per il suo gigantesco parco giochi.
Il nonno era sempre con lui perchè anche se il piccolo era furbo, intelligente e caparbio bisognava comunque tenerlo d'occhio.
Di tanto in tanto, vedevano delle navi salpare e il nonno fermava il gioco del bimbo per fargli ammirare queste costruzioni gigantesche che partivano dalla spiaggia di Bengasi e partire per chissà dove e ogni volta erano favole inventate che il vecchio Matteo raccontava al nipote incantato.
Una volta la nave era piena di uomini che cercavano l'oro e finivano nella Luna e un'altra volta i protagonisti erano degli altri uomini in cerca di un'isola distante e finivano per girare mille mari e fermarsi in tutte i porti del mondo, perchè il mondo andava guardato per la sua bellezza e non per altre brutte cose, ricordava sempre il nonno.
I giorni passavano veloci e il nonno guardava il suo piccolo divertirsi davanti a questo gioco magico che gli aveva costruito e mentre lo guardava, gli si bagnavano gli occhi e guardava l'orizzonte dove c'era un'altra terra, un'altra storia, dell'altra gente.
Un giorno di dicembre i due compagni di giochi erano sulla spiaggia e ad un certo punto arrivarono degli uomini molto più scuri di loro con in mano delle armi.
Il piccolo corse dal nonno, consapevole che quello non era più un gioco.
Il nonno si mise il piccolo terrorizzato dietro la schiena e si mise tra l'uomo col fucile ed il bambino come scudo umano.
I due uomini iniziarono ad urlare ed il vecchio Matteo minacciò il soldato di non toccare il nipote e che se avesse dovuto far qualcosa, si sarebbe offerto volontario.
A sentire quelle parole di sfida e di arrendevolezza con il calcio dell'arma il soldato sfondò la testa del nonno che morì davanti agli occhi del piccolo.
Il piccolo Abdel scappò in casa piangendo disperato e terrorizzato per quanto accaduto mentre i soldati pestavano con i loro anfibi il suo aquilone.
Dopo qualche giorno il piccolo Abdel assieme ad altri bambini tornò sulla spiaggia di Bengasi, sulla stessa spiaggia dove vide morire il nonno Matteo.
Gli hanno detto di salire su una nave tutta arrugginita per raggiungere un posto che non sapeva bene cosa fosse.
La vecchia nave partì, erano più di duecento le persone a bordo e dalla prua il piccolo Abdel vide lontanissimo il suo aquilone illuminato dal riflesso del sole africano, pensò alle storie raccontate dal nonno Matteo e si imbarcò come un piccolo soldato in cerca dell'isola del tesoro.
lunedì 21 febbraio 2011
Viva il Professore
Quante polemiche, dio mio, quante polemiche!
Il Mediterraneo sta diventando una polveriera, l'intero nord Africa è in guerra, l'Italia sta cozzando contro il solito noiosissimo "film già visto" e tutti, ma dico tutti, hanno qualcosa da ridire sulla vittoria del Professore a Sanremo.
1)"Perchè Sanremo ormai è diventato un centro di potere e un alternativo come Vecchioni dovrebbe esibirsi in ben altri palchi" (Perchè il "Tenco"e il "Gaber" cosa sono diventati?)
2)"Perchè è inutile che faccia tanto l'intellettuale quando lo veste uno stilista".
3)"Perchè non può dire a Sanremo che la canzone popolare sta diventando simbiosi con la canzone d'autore!" (e perchè non può dirlo?).
Queste sono solo tre dei milioni di constatazioni del populino italiota, lo stesso che a maggio del 2006 voleva Lippi, Buffon e tutti gli Juventini alla gogna per poi salire sul carro dei vincitori due mesi più tardi.
E' solo una metafora sportiva ma che rende bene l'idea di quello che siamo: un popolo chiacchierone!!
Cosa me ne importa se a Benigni hanno dato un compenso di tot. mila euro se in cambio ha offerto 1 ora di CULTURA su Raiuno (roba che non si vedeva da anni) ??
Queste sono chiacchiere da bar, anzi permettetemi, da quei bar che hanno come argomento unico il "sentito dire" (ed è proprio lì che muore il pensiero).
Il Festival della Canzone Italiana dopo qualche anno, non so per quale strano meccanismo, ha fatto vincere LA CANZONE più bella, la poesia in musica, perchè non ha vinto Roberto Vecchioni, ha vinto la canzone d'autore.
Accidempoli, meno male!
Il mio parere non conta un granchè ma mi sono commosso. Mi sono commosso per l'interpretazione, mi sono commosso per le parole, mi sono commosso per la forza che sprigionava quell'esibizione, mi sono commosso per gli occhi lucidi del Prof, mi sono commosso perchè quel pezzo fa commuovere!
Mi dice sempre uno dei miei maestri che un testo per funzionare deve "essere emozionale".
Questo Festival mi è piaciuto, ci sono stati pezzi belli, altri "normali", altri ancora da suicidio ma sicuramente sopra alla media degli ultimi dieci anni.
Quello che ha vinto è stato sicuramente il più bello e quello che ha emozionato tutti, non c'è altro da dire, con buona pace del populino e di chi ha sempre da dire qualcosa su tutto.
Chiamami sempre amore (che ce n'è bisogno!).
Il Mediterraneo sta diventando una polveriera, l'intero nord Africa è in guerra, l'Italia sta cozzando contro il solito noiosissimo "film già visto" e tutti, ma dico tutti, hanno qualcosa da ridire sulla vittoria del Professore a Sanremo.
1)"Perchè Sanremo ormai è diventato un centro di potere e un alternativo come Vecchioni dovrebbe esibirsi in ben altri palchi" (Perchè il "Tenco"e il "Gaber" cosa sono diventati?)
2)"Perchè è inutile che faccia tanto l'intellettuale quando lo veste uno stilista".
3)"Perchè non può dire a Sanremo che la canzone popolare sta diventando simbiosi con la canzone d'autore!" (e perchè non può dirlo?).
Queste sono solo tre dei milioni di constatazioni del populino italiota, lo stesso che a maggio del 2006 voleva Lippi, Buffon e tutti gli Juventini alla gogna per poi salire sul carro dei vincitori due mesi più tardi.
E' solo una metafora sportiva ma che rende bene l'idea di quello che siamo: un popolo chiacchierone!!
Cosa me ne importa se a Benigni hanno dato un compenso di tot. mila euro se in cambio ha offerto 1 ora di CULTURA su Raiuno (roba che non si vedeva da anni) ??
Queste sono chiacchiere da bar, anzi permettetemi, da quei bar che hanno come argomento unico il "sentito dire" (ed è proprio lì che muore il pensiero).
Il Festival della Canzone Italiana dopo qualche anno, non so per quale strano meccanismo, ha fatto vincere LA CANZONE più bella, la poesia in musica, perchè non ha vinto Roberto Vecchioni, ha vinto la canzone d'autore.
Accidempoli, meno male!
Il mio parere non conta un granchè ma mi sono commosso. Mi sono commosso per l'interpretazione, mi sono commosso per le parole, mi sono commosso per la forza che sprigionava quell'esibizione, mi sono commosso per gli occhi lucidi del Prof, mi sono commosso perchè quel pezzo fa commuovere!
Mi dice sempre uno dei miei maestri che un testo per funzionare deve "essere emozionale".
Questo Festival mi è piaciuto, ci sono stati pezzi belli, altri "normali", altri ancora da suicidio ma sicuramente sopra alla media degli ultimi dieci anni.
Quello che ha vinto è stato sicuramente il più bello e quello che ha emozionato tutti, non c'è altro da dire, con buona pace del populino e di chi ha sempre da dire qualcosa su tutto.
Chiamami sempre amore (che ce n'è bisogno!).
lunedì 14 febbraio 2011
Il Pirata
A volte non importa il perchè, a volte ci basta l'essenza delle cose.
Ci sono personaggi che attraversano il cuore della gente, delle persone di ogni età e di ogni appartenenza, di ogni credo, di ogni fede e di ogni pensiero.
Ci sono emozioni che cancellano le differenze ideologiche, quelle politiche, quelle sociali.
Quando Marco Pantani scalava la Francia (ed il mondo) ero ignorante di ciclismo, come lo sono ora, non conoscevo le regole e non l'ho mai seguito.
Sapevo, tramite i racconti di mio nonno, dei Coppi e Bartali, eroi epici d'un tempo, che hanno unito un paese in fase di costruzione e si sono fatti raccontare ed amare non solo per le vittorie, per i numeri, per le statistiche ma anche e soprattutto per la passione e la bellezza dei movimenti in sella alla loro bici.
Marco Pantani emozionava: la sua smorfia di fatica emozionava, le sue gambe disegnate a matita emozionavano, il suo sorriso emozionava, il suo stile, la sua parlata, la sua voglia e la passione che metteva emozionavano.
Quando il Pirata vinse il Tour de France era sul tetto del mondo, era diventato leggenda, perchè solo il ciclismo ti fa meritare di arrivare sul tetto del mondo.
Perchè tu in piedi sui pedali scali le montagne, le colline, attraversi le pianure e i paesaggi sembrano quasi tutti uguali e non distingui più i colori dei paesaggi perchè sei troppo preso dall'arrivare prima di tutti.
E allora la gente parla di te, ti senti chiaccherato, i giornali parlano di te, sai che stai scrivendo la storia dello sport italiano e mondiale e non puoi esser indifferente a ciò.
Perchè la storia non la scrivono i mediocri, la storia la scrive chi, come il Pirata, sbuca dalla folla e scatta in fuga.
E poi è una storia tremendamente tipica italiana, la macchina del fango che si mette in moto, i giornalisti che ti sputtanano, il populino che prima ti osannava e poi ti butterebbe a mare come uno qualsiasi.
Ma Marco Pantani non era uno qualsiasi, Marco Pantani è stato un eroe tragico, è stato un eroe fragile ed epico, uno che ti fa scrivere le canzoni e i libri perchè la sua forza diventa la tua, la sua faccia scheletrica e la sua fine apocalittica raccontano meglio di mille parole.
Le parole sono macigni e il Pirata li sapeva scalare "...in fuga da tutti noi."
Ci sono personaggi che attraversano il cuore della gente, delle persone di ogni età e di ogni appartenenza, di ogni credo, di ogni fede e di ogni pensiero.
Ci sono emozioni che cancellano le differenze ideologiche, quelle politiche, quelle sociali.
Quando Marco Pantani scalava la Francia (ed il mondo) ero ignorante di ciclismo, come lo sono ora, non conoscevo le regole e non l'ho mai seguito.
Sapevo, tramite i racconti di mio nonno, dei Coppi e Bartali, eroi epici d'un tempo, che hanno unito un paese in fase di costruzione e si sono fatti raccontare ed amare non solo per le vittorie, per i numeri, per le statistiche ma anche e soprattutto per la passione e la bellezza dei movimenti in sella alla loro bici.
Marco Pantani emozionava: la sua smorfia di fatica emozionava, le sue gambe disegnate a matita emozionavano, il suo sorriso emozionava, il suo stile, la sua parlata, la sua voglia e la passione che metteva emozionavano.
Quando il Pirata vinse il Tour de France era sul tetto del mondo, era diventato leggenda, perchè solo il ciclismo ti fa meritare di arrivare sul tetto del mondo.
Perchè tu in piedi sui pedali scali le montagne, le colline, attraversi le pianure e i paesaggi sembrano quasi tutti uguali e non distingui più i colori dei paesaggi perchè sei troppo preso dall'arrivare prima di tutti.
E allora la gente parla di te, ti senti chiaccherato, i giornali parlano di te, sai che stai scrivendo la storia dello sport italiano e mondiale e non puoi esser indifferente a ciò.
Perchè la storia non la scrivono i mediocri, la storia la scrive chi, come il Pirata, sbuca dalla folla e scatta in fuga.
E poi è una storia tremendamente tipica italiana, la macchina del fango che si mette in moto, i giornalisti che ti sputtanano, il populino che prima ti osannava e poi ti butterebbe a mare come uno qualsiasi.
Ma Marco Pantani non era uno qualsiasi, Marco Pantani è stato un eroe tragico, è stato un eroe fragile ed epico, uno che ti fa scrivere le canzoni e i libri perchè la sua forza diventa la tua, la sua faccia scheletrica e la sua fine apocalittica raccontano meglio di mille parole.
Le parole sono macigni e il Pirata li sapeva scalare "...in fuga da tutti noi."
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