Le parole possono essere macigni, spesso.
Succede che lo diventino per un ragazzo di Roma, ad esempio,di quindici anni, con una vita davanti, vita spezzata forse perchè ha dato troppo peso a queste parole.
Non entro nel merito di questa vicenda per rispetto.
Volevo solo scrivere qualche riflessione che ho fatto dopo questa vicenda.
Il giorno dopo l'accaduto, ho visto i profili di facebook colorati di rosa in segno di solidarietà, per carità, un gesto che siamo capaci di fare tutti, anche perchè se non lo fai sei (di già) discriminato come "razzista".
E' troppo facile essere solidali dopo che un fatto è successo: ogni giorno, ogni ora, ogni minuto della nostra vita noi (io per primo) siamo troppo spesso dall'altra parte.
Siamo noi, i primi, a giudicare.
Si giudica per "gusti sessuali", per scelte politiche, per scelte di vita, per qualsiasi cosa ma si giudica. Sempre e comunque.
E allora siamo nella stessa situazione di chi ha dato del "frocio" ad un ragazzo che magari aveva dei pantaloni rosa solo perchè era un cazzo di colore che gli piaceva.
E' troppo facile fare i pompieri del nulla.
Ogni giorno dell'anno, c'è la Giornata Mondiale per qualcosa.
Questo mi rimanda al monologo di Gaber, "L'Azalea", dove il Maestro deride tutti questi finti attestati di solidarietà.
Succede ogni giorno che tu giudichi i negri, i froci, i matti. Loro sono diversi.
Sì, perchè è così che succede.
E' un meccanismo inconscio che porta tutti noi, dal più perverso al più candido, al giudizio.
Poi magari a forza di dirlo, per scherzo (?), uno si autoconvince pure e lo trovi impiccato.
Peccato, perchè era un bravo ragazzo. (cit.)
E allora gli sciacalli ci sguazzano, nuotano in questo fango che è la morte. Magari macabra, magari misteriosa.
Ricordo la vicenda di Sarah Scazzi, sopra la quale opinionisti del nulla si sono arricchiti, conduttori televisivi hanno fatto carriere.
La madre, invece, con quel volto che sembrava scolpito da un Michelangelo risorto, taceva, in un silenzio agghiacciante e proprio per questo assordante.
Non sono nessuno per dire se Andrea ha fatto la scelta giusta, probabilmente l'unico modo che mi viene in mente per ricordarlo è "Preghiera in Gennaio" di Fabrizio De Andrè, che la dedicò a Tenco.
Ma anche questa, è un'altra storia, oppure no.
Questo è un blog libero ed è una notizia. E' un blog che non ha un argomento preciso: attualità, politica, musica, teatro etc. I post li potete trovare sulla mia pagina pubblica di fb (Carlo Cavallaro), nel gruppo fb "C'hanno rubato il pensiero" e sul mio profilo twitter. Il Signor C
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lunedì 26 novembre 2012
lunedì 19 novembre 2012
Sessantottini, dove siete?
E' la domanda che noi choosy, ci stiamo ponendo da qualche anno.
Dove siete finiti, rivoluzionari?
Giorni fa, mi sono trovato a discutere con una Docente Universitaria che mi spiegò l'importanza del sessantotto soprattutto perchè ".. se puoi permetterti di portare i capelli lunghi ora senza che nessuno ti dica niente è anche grazie al sessantotto..".
Premetto che per questa persona ho una stima infinita per mille motivi, tali per cui non mi ha portato a risponderle con un "minchia!".
Di questo argomento ne ho parlato direttamente anche con uno che di Rivoluzione ne sa qualcosa: Renato Curcio.
Premetto ancora che Renato è una persona che stimo, non per quello che ha fatto, ma per quello che è diventato dopo l'uscita dai mille carceri che ha girato.
Mi disse che le intenzioni primarie delle Brigate Rosse e affini, erano anche positive: erano quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo. (cit.)
Poi si passò alla violenza, perchè alla violenza, da sempre, si risponde con la violenza, in questo sporco mondo.
Poi mi disse, ma non solo a me, lo si può verificare in varie biografie ed interviste che ".. dopo il mio arresto, che avvenne prima dell'uccisione di Moro, di cui io non ne sapevo nulla, ci fu una sorta di resa, e dal carcere sentii un sempre più frequente distacco tra gli ideali che ci avevano fatto nascere, soprattutto perchè molti compagni si fecero comprare...".
Curcio, il carbonaro (cit.), sostenne che molti di quei nuovi (rispetto alla sua militanza, n.d.r.) compagni (o presunti tali) si fecero comprare dal dio denaro, accantonando la lotta per un "mondo migliore".
Probabilmente sono gli stessi che ora si chiedono il perchè i giovani non fanno niente.
Eh già: è dura spiegare ai sessantottini di allora che se ti va bene lavori sottopagato per 6 mesi l'anno, che le lauree e i diplomi ti vengono buoni solo per friggere patatine nei McDonald's e che se non sei un figlio di papà sarai sempre sottomesso a questa banda di cialtroni.
Io credo sia facile sentirsi sessantottini nel 2012: alla fine basta ascoltarsi Eskimo di Guccini, votare alle primarie del PD, avere un poster di Che Guevara e fumarsi un sigaro (?), magari cubano.
Dove siete finiti, rivoluzionari?
Giorni fa, mi sono trovato a discutere con una Docente Universitaria che mi spiegò l'importanza del sessantotto soprattutto perchè ".. se puoi permetterti di portare i capelli lunghi ora senza che nessuno ti dica niente è anche grazie al sessantotto..".
Premetto che per questa persona ho una stima infinita per mille motivi, tali per cui non mi ha portato a risponderle con un "minchia!".
Di questo argomento ne ho parlato direttamente anche con uno che di Rivoluzione ne sa qualcosa: Renato Curcio.
Premetto ancora che Renato è una persona che stimo, non per quello che ha fatto, ma per quello che è diventato dopo l'uscita dai mille carceri che ha girato.
Mi disse che le intenzioni primarie delle Brigate Rosse e affini, erano anche positive: erano quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo. (cit.)
Poi si passò alla violenza, perchè alla violenza, da sempre, si risponde con la violenza, in questo sporco mondo.
Poi mi disse, ma non solo a me, lo si può verificare in varie biografie ed interviste che ".. dopo il mio arresto, che avvenne prima dell'uccisione di Moro, di cui io non ne sapevo nulla, ci fu una sorta di resa, e dal carcere sentii un sempre più frequente distacco tra gli ideali che ci avevano fatto nascere, soprattutto perchè molti compagni si fecero comprare...".
Curcio, il carbonaro (cit.), sostenne che molti di quei nuovi (rispetto alla sua militanza, n.d.r.) compagni (o presunti tali) si fecero comprare dal dio denaro, accantonando la lotta per un "mondo migliore".
Probabilmente sono gli stessi che ora si chiedono il perchè i giovani non fanno niente.
Eh già: è dura spiegare ai sessantottini di allora che se ti va bene lavori sottopagato per 6 mesi l'anno, che le lauree e i diplomi ti vengono buoni solo per friggere patatine nei McDonald's e che se non sei un figlio di papà sarai sempre sottomesso a questa banda di cialtroni.
Io credo sia facile sentirsi sessantottini nel 2012: alla fine basta ascoltarsi Eskimo di Guccini, votare alle primarie del PD, avere un poster di Che Guevara e fumarsi un sigaro (?), magari cubano.
martedì 13 novembre 2012
Patriots
C'è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo, lui è di un'altra scuola: è un cantautore.
O meglio lo era e forse non lo è più.
A sessantasette anni ha deciso di darsi alla politica, sicuramente nel vero senso della parola, cioè quella del fare.
Non sappiamo che Assessore alla Cultura e al Turismo sarà, Franco Battiato, di sicuro non sarà molte cose.
Non sarà un idiota e, credetemi, non è affatto scontata, come cosa.
Non sarà nemmeno un esperto ed anche questo potrebbe essere un vantaggio.
Conoscendolo, sarà sicuramente un uomo che proverà a fare politica. E' già molto, anzi, moltissimo.
Sulla scia grillina (o per pudore) ha rinunciato ai soldi che gli sarebbero venuti.
Sicuramente Franco, ne ha di cose da dire o almeno ne avrebbe.
"..Tra i governanti quanti perfetti e inutili buffoni.." è vero ce ne sono tanti, in Sicilia, come in tutte le altre parti d'Italia.
Io voglio credere che sia un inizio diverso, non solo per la Sicilia, ma per tutto il paese.
Non sappiamo se questi "non esperti" siano meglio o peggio degli altri, sappiamo che almeno sono diversi, è gente diversa, con idee diverse e magari, why not (che fa figo), buone.
Mi piacerebbe veder sorridere quella terra che si mischia tra sacro e profano, quella terra dai mille odori, dalle mille invasioni, dai mille accenti, dai mille accidenti.
E' una cosa buona, è una cosa nostra, di noi tutti, la Sicilia.
E allora, ben venga, un uomo culturalmente elevato ed onesto, sensibile e irreprensibile come Franco.
Di sicuro non si sta facendo pubblicità, non ne avrebbe bisogno.
Peccato per i molti suoi ex (?) colleghi che predicavano bene e, ad oggi, razzolano male (vedi Jovanotti) che agitavano bandiere per la pace, salvo poi ricordarsi che tutto sommato è una gran rottura di palle, fare qualcosa per gli altri.
Franco l'ha sempre capito e cantato.
E' tempo di rivedere il sole in questa nostra povera patria.
O meglio lo era e forse non lo è più.
A sessantasette anni ha deciso di darsi alla politica, sicuramente nel vero senso della parola, cioè quella del fare.
Non sappiamo che Assessore alla Cultura e al Turismo sarà, Franco Battiato, di sicuro non sarà molte cose.
Non sarà un idiota e, credetemi, non è affatto scontata, come cosa.
Non sarà nemmeno un esperto ed anche questo potrebbe essere un vantaggio.
Conoscendolo, sarà sicuramente un uomo che proverà a fare politica. E' già molto, anzi, moltissimo.
Sulla scia grillina (o per pudore) ha rinunciato ai soldi che gli sarebbero venuti.
Sicuramente Franco, ne ha di cose da dire o almeno ne avrebbe.
"..Tra i governanti quanti perfetti e inutili buffoni.." è vero ce ne sono tanti, in Sicilia, come in tutte le altre parti d'Italia.
Io voglio credere che sia un inizio diverso, non solo per la Sicilia, ma per tutto il paese.
Non sappiamo se questi "non esperti" siano meglio o peggio degli altri, sappiamo che almeno sono diversi, è gente diversa, con idee diverse e magari, why not (che fa figo), buone.
Mi piacerebbe veder sorridere quella terra che si mischia tra sacro e profano, quella terra dai mille odori, dalle mille invasioni, dai mille accenti, dai mille accidenti.
E' una cosa buona, è una cosa nostra, di noi tutti, la Sicilia.
E allora, ben venga, un uomo culturalmente elevato ed onesto, sensibile e irreprensibile come Franco.
Di sicuro non si sta facendo pubblicità, non ne avrebbe bisogno.
Peccato per i molti suoi ex (?) colleghi che predicavano bene e, ad oggi, razzolano male (vedi Jovanotti) che agitavano bandiere per la pace, salvo poi ricordarsi che tutto sommato è una gran rottura di palle, fare qualcosa per gli altri.
Franco l'ha sempre capito e cantato.
E' tempo di rivedere il sole in questa nostra povera patria.
giovedì 8 novembre 2012
Caratteristiche del Gaberiano DOC
Ho incontrato Giorgio Gaber a 15 anni, forse troppo presto, sicuramente troppo tardi per vederlo, ahimè, dal vivo.
Il mio avvicinamento a Gaber è stato strano e penso unico: ho iniziato a conoscerlo e ad ascoltarlo con un cofanetto che mi è stato regalato da un mio zio, che conservo come una reliquia.
Dentro a quel cofanetto c'erano praticamente tutti i pezzi "Prima del Signor G", quindi era il Gaber televisivo, quello dei duetti con Mina, con sua moglie Ombretta, quello di Paparadio, di Barbera e champagne e della Ballata del Cerrutti, sì, quello di vent'anni, biondo e mai una lira.
Quindi il mio battesimo è stato, come dire, cronologico.
Ho conosciuto il primo Gaber, chitarrista della madonna, voce meravigliosa, testi sicuramente particolari, io che già allora ero stato impastato dai cantautori classici (Tenco, Pagani, De Andrè etc.).
Avevo già capito che nonostante mi piacessero molto anche il resto dei "milanesi", Giorgio era dieci spanne sopra a tutti.
Ne ho avuto la conferma anni dopo.
Ho ascoltato quel cofanetto, composto di tre cd, fino a rovinarlo (infatti adesso salta spesso).
Da lì in poi, è iniziata una fede.
E' impensabile, lo so, da spiegare a chi non è un Gaberiano.
Perchè noi Gaberiani:
-sappiamo tutto noi (avendo una fede così forte nel Verbo Gaberiano, abbiamo, logicamente, la verità);
-siamo contrari a priori (più che altro, odiamo le maggioranze, di qualsiasi tipo);
-siamo pasoliniani (non a caso, a ventidue anni ho scritto un libro dedicato a Pasolini);
-non abbiamo identità politica (anche perchè altrimenti sarebbe una contraddizione);
-possiamo anche arrivare alle mani se qualcuno ci tocca Giorgio (a me stava per succedere);
-mal digeriamo i paragoni su Giorgio (è stupido farli, punto);
-ci sentiamo alla lunga superiori su chi Gaber non l'ha mai ascoltato (e grazie al c...);
-quando parliamo con chicchessia citiamo Giorgio senza rendercene conto;
-consideriamo Giorgio un essere non umano, ma divino ed essendo tale, senza difetti (ok, passi che fumava);
-non sopportiamo la seguente domanda "ma come ha fatto a stare insieme alla Colli che è di Berlusconi?" (domanda che denota ignoranza, soprattutto perchè evidenzia che chi pone tale domanda non ha mai ascoltato mezza discografia di Giorgio, dove ti spiega il perchè è stato insieme a sua moglie, coglione!);
-non sopportiamo neanche la domanda "tu parli sempre di Gaber, e Luporini dove me lo metti?" (idiota, Sandro è Giorgio e Giorgio è Sandro. Si parla di Gaber perchè era più conosciuto e basta. Gaber è un pacchetto che contiene due nomi: Giorgio e Sandro. La Trinità, praticamente).
Queste ma molte altre caratteristiche appartengono al Gaberiano DOC, c'è chi si crede tale solo perchè ha sentito una volta "La libertà" o "Destra e Sinistra": questi individui sono tra i più insopportabili.
Giorgio è una fede, io non mi vergogno a dirvi che durante la giornata lo penso spesso e se devo prendere una decisione importante mi chiedo "cos'avrebbe fatto Giorgio, qui?".
Gaber non si ascolta, non si pubblicizza, non si legge, non si può parlare di lui: Gaber si prega.
Si prega perchè è una fede.
Che ti fa sentire bene, come uno quando sogna.
Il mio avvicinamento a Gaber è stato strano e penso unico: ho iniziato a conoscerlo e ad ascoltarlo con un cofanetto che mi è stato regalato da un mio zio, che conservo come una reliquia.
Dentro a quel cofanetto c'erano praticamente tutti i pezzi "Prima del Signor G", quindi era il Gaber televisivo, quello dei duetti con Mina, con sua moglie Ombretta, quello di Paparadio, di Barbera e champagne e della Ballata del Cerrutti, sì, quello di vent'anni, biondo e mai una lira.
Quindi il mio battesimo è stato, come dire, cronologico.
Ho conosciuto il primo Gaber, chitarrista della madonna, voce meravigliosa, testi sicuramente particolari, io che già allora ero stato impastato dai cantautori classici (Tenco, Pagani, De Andrè etc.).
Avevo già capito che nonostante mi piacessero molto anche il resto dei "milanesi", Giorgio era dieci spanne sopra a tutti.
Ne ho avuto la conferma anni dopo.
Ho ascoltato quel cofanetto, composto di tre cd, fino a rovinarlo (infatti adesso salta spesso).
Da lì in poi, è iniziata una fede.
E' impensabile, lo so, da spiegare a chi non è un Gaberiano.
Perchè noi Gaberiani:
-sappiamo tutto noi (avendo una fede così forte nel Verbo Gaberiano, abbiamo, logicamente, la verità);
-siamo contrari a priori (più che altro, odiamo le maggioranze, di qualsiasi tipo);
-siamo pasoliniani (non a caso, a ventidue anni ho scritto un libro dedicato a Pasolini);
-non abbiamo identità politica (anche perchè altrimenti sarebbe una contraddizione);
-possiamo anche arrivare alle mani se qualcuno ci tocca Giorgio (a me stava per succedere);
-mal digeriamo i paragoni su Giorgio (è stupido farli, punto);
-ci sentiamo alla lunga superiori su chi Gaber non l'ha mai ascoltato (e grazie al c...);
-quando parliamo con chicchessia citiamo Giorgio senza rendercene conto;
-consideriamo Giorgio un essere non umano, ma divino ed essendo tale, senza difetti (ok, passi che fumava);
-non sopportiamo la seguente domanda "ma come ha fatto a stare insieme alla Colli che è di Berlusconi?" (domanda che denota ignoranza, soprattutto perchè evidenzia che chi pone tale domanda non ha mai ascoltato mezza discografia di Giorgio, dove ti spiega il perchè è stato insieme a sua moglie, coglione!);
-non sopportiamo neanche la domanda "tu parli sempre di Gaber, e Luporini dove me lo metti?" (idiota, Sandro è Giorgio e Giorgio è Sandro. Si parla di Gaber perchè era più conosciuto e basta. Gaber è un pacchetto che contiene due nomi: Giorgio e Sandro. La Trinità, praticamente).
Queste ma molte altre caratteristiche appartengono al Gaberiano DOC, c'è chi si crede tale solo perchè ha sentito una volta "La libertà" o "Destra e Sinistra": questi individui sono tra i più insopportabili.
Giorgio è una fede, io non mi vergogno a dirvi che durante la giornata lo penso spesso e se devo prendere una decisione importante mi chiedo "cos'avrebbe fatto Giorgio, qui?".
Gaber non si ascolta, non si pubblicizza, non si legge, non si può parlare di lui: Gaber si prega.
Si prega perchè è una fede.
Che ti fa sentire bene, come uno quando sogna.
martedì 6 novembre 2012
San Saviano
E' la coppia più bella del mondo: Faziofabio e Saviano.
Sono indivisibili, unici, paritetici, Rick e Gian, Totò e Peppino, Stanlio e Olio.
Strisciano meglio dei serpenti, sono simpatici perchè sono degli "sfigati evergreen".
Doppiaeffe ormai è considerato il totem dell'intellettualismo italico, il suo forte sono le interviste, specie ai politici. Le sue non domande sono fantastiche.
Saviano ormai è ovunque, ha fatto del vittimismo la sua forza e con la sua fantozziana maledizione eterna ed eterea diventa simpatico, mistico, beato e addirittura affascinante, si dice.
Nell'ultimo secolo siamo passati da Pasolini a Saviano. E' un dato di fatto.
"Gomorra" è stato tradotto più della Bibbia, con la labile differenza che nel primo c'erano semplicemente un'accozzaglia di atti di tribunali ed articoli di giornale, certo, con nomi e cognomi.
Certo bisogna dare atto a Saviano di aver fatto dei nomi e dei cognomi, ma di chi?
Di Zagaria? Di Schiavone? Sticazzi, direbbe qualcuno.
Allora, visto che Saviano è diventato l'eroe nazionale dopo aver scritto cose risapute, almeno dagli addetti ai lavori, mi chiedo i vari Felice Cavallaro, Salvatore Lupo, Francesco La Licata e molti altri che hanno sempre scritto libri su Cosa Nostra, facendo nomi e cognomi e raccontando fatti, cosa debbano fare per ambire al Pulitzer.
Ormai Saviano è di moda. Talmente di moda che presenterà Sanremo.
Evidentemente, Saviano c'entra più con lo spettacolo che con la letteratura.
Forse sono io che vedo il marcio ovunque.
Forse è che qualsiasi cosa sia accoppiata con Doppiaeffe mi fa cagare!
L'eroismo non è roba per Saviano, l'eroismo è roba per Mario Francese.
Sì, Mario Francese, non lo conosce nessuno e sapete perchè?
Intanto perchè non ha mai presentato Sanremo e poi perchè Mario Francese è stato ammazzato.
Era un grande giornalista e scrittore palermitano, Mario Francese, trucidato da Cosa Nostra da quando ha iniziato ad occuparsi dei Corleonesi.
Non ha nemmeno fatto in tempo ad andare ospite da Doppiaeffe, Mario Francese. Chissà cosa gli avrebbe chiesto.
Sono indivisibili, unici, paritetici, Rick e Gian, Totò e Peppino, Stanlio e Olio.
Strisciano meglio dei serpenti, sono simpatici perchè sono degli "sfigati evergreen".
Doppiaeffe ormai è considerato il totem dell'intellettualismo italico, il suo forte sono le interviste, specie ai politici. Le sue non domande sono fantastiche.
Saviano ormai è ovunque, ha fatto del vittimismo la sua forza e con la sua fantozziana maledizione eterna ed eterea diventa simpatico, mistico, beato e addirittura affascinante, si dice.
Nell'ultimo secolo siamo passati da Pasolini a Saviano. E' un dato di fatto.
"Gomorra" è stato tradotto più della Bibbia, con la labile differenza che nel primo c'erano semplicemente un'accozzaglia di atti di tribunali ed articoli di giornale, certo, con nomi e cognomi.
Certo bisogna dare atto a Saviano di aver fatto dei nomi e dei cognomi, ma di chi?
Di Zagaria? Di Schiavone? Sticazzi, direbbe qualcuno.
Allora, visto che Saviano è diventato l'eroe nazionale dopo aver scritto cose risapute, almeno dagli addetti ai lavori, mi chiedo i vari Felice Cavallaro, Salvatore Lupo, Francesco La Licata e molti altri che hanno sempre scritto libri su Cosa Nostra, facendo nomi e cognomi e raccontando fatti, cosa debbano fare per ambire al Pulitzer.
Ormai Saviano è di moda. Talmente di moda che presenterà Sanremo.
Evidentemente, Saviano c'entra più con lo spettacolo che con la letteratura.
Forse sono io che vedo il marcio ovunque.
Forse è che qualsiasi cosa sia accoppiata con Doppiaeffe mi fa cagare!
L'eroismo non è roba per Saviano, l'eroismo è roba per Mario Francese.
Sì, Mario Francese, non lo conosce nessuno e sapete perchè?
Intanto perchè non ha mai presentato Sanremo e poi perchè Mario Francese è stato ammazzato.
Era un grande giornalista e scrittore palermitano, Mario Francese, trucidato da Cosa Nostra da quando ha iniziato ad occuparsi dei Corleonesi.
Non ha nemmeno fatto in tempo ad andare ospite da Doppiaeffe, Mario Francese. Chissà cosa gli avrebbe chiesto.
lunedì 29 ottobre 2012
Mangiare tutto, pisciarci sopra e poi ridere di gusto
"Aida, le tue battaglie, i compromessi, la povertà.
I salari bassi, la fame bussa, il terrore russo, Cristo e Stalin"
Così recitava in "Aida" quel gran genio di Rino Gaetano.
Che fosse un illuminato lungimirante lo sapevamo (quasi) tutti, ma che in ogni singola strofa di ogni pezzo rappresentasse la situazione politica di questa Aida sempre meno bella, forse ci scommettevamo in pochi.
La politica dopo le metafore villane di Rino Gaetano è scomparsa. Non esiste più.
Esiste l'unico rapper italiano che può definirsi tale, che risponde al nome di Frankie Hi Nrg, che qualche decennio dopo ha scritto un pezzo dal titolo "Quelli che benpensano", che è una polaroid scattata l'altro giorno o oggi stesso.
Eh già, se Aida fosse senza i benpensanti, senza i piddini di turno che hanno il saio di cachemire, che Aida sarebbe?
E che Aida sarebbe senza quelli che hanno camminato nella Via Crucis accanto a quello che si è fatto da solo, salvo poi sputargli in faccia quando è stato, viva Dio, crocefisso??
E' tutto un gran casino.
Mi sono sforzato di provare a leggere il programma di Renzi: ne ho letto qualche paragrafo.
Mi ero illuso, lo pensavo più furbo, invece pure lui dei diritti dei lavoratori proprio manco l'ombra.
Ma come, Renzi, tu scrivile le cose, come gli altri, poi fai sempre in tempo a non farle. O no?
La Fiom mi dà la sensazione di essere la Caritas: sono gli unici in questo paese a cui i lavoratori fanno (un po') pena.
I più seri, in tutto ciò, restano quelli dell'Unione Dei Carcerati (cit.) che almeno continuano a non ciarlare di nessun cambiamento, come dire: "noi ve lo mettiamo nel culo ed almeno siamo coerenti e te lo diciamo. Amen".
C'è chi ci gode e li vota.
C'è chi ci rosica e vota il Pd o i loro alleati.
Anche Supercazzola Vendola (cit.) che si sporcava la bocca (...) citando Pasolini, a questo punto pure ad Biagio Izzo è concesso di citare Monicelli, è cascato sull'uccello (e qui, ogni battuta è sprecata) come una Signora Longari d'annata.
E chi ci rimane? Non ci resta che piangere, direbbe qualcuno.
Probabilmente è vero.
Ma se in tutto questo ciarpame (cit.) devo intravvedere una mezza idea, che ricordo essere soltanto un'astrazione (cit.), io voterei quello che si è fatto tre chilometri a nuoto, dimostrando che se si vuole andare dalla Calabria alla Sicilia, basta avere un fisico allenato.
Sta antipatico a tutti, anzi, a quasi tutti.
Perchè sbaglia i toni, è vero, perchè dice le parolacce, è vero, e perchè non è (affatto) ingessato.
Parla alla gente, come ha sempre fatto.
Probabilmente di Aida (Ah, come sei bella..) non gliene importa poi molto, ma almeno evoca un qualcosa di nuovo, le facce sono nuove.
Magari saranno una manica di pazzi, magari no.
Non resta che dare una chanche a chi non l'ha mai avuta.
E' come quando si giocava a pallone in strada e si era in dispari ed uno rimaneva in panchina.
Facciamo giocare un po' anche il panchinaro, vuoi vedere che fa goal?
I salari bassi, la fame bussa, il terrore russo, Cristo e Stalin"
Così recitava in "Aida" quel gran genio di Rino Gaetano.
Che fosse un illuminato lungimirante lo sapevamo (quasi) tutti, ma che in ogni singola strofa di ogni pezzo rappresentasse la situazione politica di questa Aida sempre meno bella, forse ci scommettevamo in pochi.
La politica dopo le metafore villane di Rino Gaetano è scomparsa. Non esiste più.
Esiste l'unico rapper italiano che può definirsi tale, che risponde al nome di Frankie Hi Nrg, che qualche decennio dopo ha scritto un pezzo dal titolo "Quelli che benpensano", che è una polaroid scattata l'altro giorno o oggi stesso.
Eh già, se Aida fosse senza i benpensanti, senza i piddini di turno che hanno il saio di cachemire, che Aida sarebbe?
E che Aida sarebbe senza quelli che hanno camminato nella Via Crucis accanto a quello che si è fatto da solo, salvo poi sputargli in faccia quando è stato, viva Dio, crocefisso??
E' tutto un gran casino.
Mi sono sforzato di provare a leggere il programma di Renzi: ne ho letto qualche paragrafo.
Mi ero illuso, lo pensavo più furbo, invece pure lui dei diritti dei lavoratori proprio manco l'ombra.
Ma come, Renzi, tu scrivile le cose, come gli altri, poi fai sempre in tempo a non farle. O no?
La Fiom mi dà la sensazione di essere la Caritas: sono gli unici in questo paese a cui i lavoratori fanno (un po') pena.
I più seri, in tutto ciò, restano quelli dell'Unione Dei Carcerati (cit.) che almeno continuano a non ciarlare di nessun cambiamento, come dire: "noi ve lo mettiamo nel culo ed almeno siamo coerenti e te lo diciamo. Amen".
C'è chi ci gode e li vota.
C'è chi ci rosica e vota il Pd o i loro alleati.
Anche Supercazzola Vendola (cit.) che si sporcava la bocca (...) citando Pasolini, a questo punto pure ad Biagio Izzo è concesso di citare Monicelli, è cascato sull'uccello (e qui, ogni battuta è sprecata) come una Signora Longari d'annata.
E chi ci rimane? Non ci resta che piangere, direbbe qualcuno.
Probabilmente è vero.
Ma se in tutto questo ciarpame (cit.) devo intravvedere una mezza idea, che ricordo essere soltanto un'astrazione (cit.), io voterei quello che si è fatto tre chilometri a nuoto, dimostrando che se si vuole andare dalla Calabria alla Sicilia, basta avere un fisico allenato.
Sta antipatico a tutti, anzi, a quasi tutti.
Perchè sbaglia i toni, è vero, perchè dice le parolacce, è vero, e perchè non è (affatto) ingessato.
Parla alla gente, come ha sempre fatto.
Probabilmente di Aida (Ah, come sei bella..) non gliene importa poi molto, ma almeno evoca un qualcosa di nuovo, le facce sono nuove.
Magari saranno una manica di pazzi, magari no.
Non resta che dare una chanche a chi non l'ha mai avuta.
E' come quando si giocava a pallone in strada e si era in dispari ed uno rimaneva in panchina.
Facciamo giocare un po' anche il panchinaro, vuoi vedere che fa goal?
lunedì 15 ottobre 2012
Faceboom
C'era una volta l'osteria, dove ci si trovava la sera, dopo una giornata magari sui campi a discutere di problemi più o meno gravi accompagnandoli ad un bicchiere di vino, che magari ci si secca la gola.
Poi vennero i bar, dove ci si trovava sempre la sera, dopo una giornata magari in ufficio a discutere di problemi (ma anche no), di donne, di calcio e delle solite cose accompagnati dalla birretta immancabile.
Poi venne facebook, dove ci si trova a qualsiasi orario, dopo una giornata da disoccupati a linkare, postare, commentare e digitare dove non si parla eppure si parla moltissimo, dove si è da soli davanti ad uno schermo freddo di un pc ma in realtà ci si può trovare in centinaia, accompagnati da una bottiglietta d'acqua, perchè in casa non è che puoi fare il figo e stappare un Chianti, soprattutto se sei da solo come un pirla.
Facebook entra prepotentemente nelle case di tutti gli italiani a fine anni duemilaedieci, quando le osterie non ci sono quasi più ed i bar vengono vieppiù (?) sostituiti dai lounge bar. (eeeeeehh??)
Non c'è che dire: tutto ciò che ha successo viene intriso di moralità, perchè sembra che ciò che ha successo non debba essere popolare, come se esistesse ancora Togliatti a dirci cosa è popolare e cosa no.
I moralisti degli ultimi anni non si fanno facebook perchè, dicono, faccia figo e perchè ce l'hanno tutti.
E' vero. Ce l'hanno tutti. Dai dodicenni (e qui si potrebbe discutere fino a domani) agli ottantenni (ed anche qui, si potrebbe discutere fino a domani).
C'è chi facebook lo usa per spiare le foto delle colleghe in perizoma, chi condivide frasi di Gandhi (e probabilmente manco sa chi è) e chi lo ritiene uno strumento utile per restare aggiornati col mondo.
Ci sono anche altre mille categorie di utenti, per carità, d'altronde essendo un mezzo popolare e gratuito (?) è consentito a cani e a parecchi, ahimè, porci.
Facebook, spesso, è un senso di colpa, perchè quando incontri quel tuo amico che non ce l'ha e che ti chiede con aria superiore cosa ci farai mai tutto il giorno in facebook, tu rispondi con aria dimessa con un evergreen faccio cose e vedo gente. (cit.)
In realtà, facebook si è sostituito alla banale e vuota vita di tutti i giorni.
Perchè probabilmente vai d'accordo più con l'amico che non hai mai visto e che abita a 800 km di distanza da te piuttosto del solito amico.
Perchè gli amici lontani sono persone nuove da conoscere, con esperienze nuove da condividere e anche con dialetti nuovi da imparare.
E' diventata una droga, facebook, dalla quale è difficile staccarsi.
Una droga a volte benevola e a volte maligna ma crea pur sempre dipendenza.
Eh sì, perchè quando vai al mare lo devi scrivere, quando hai un cane nuovo lo devi fotografare e quando magari ti scappa di fare l'amore, no, non è che lo scrivi però lo lasci intendere con tutte queste faccine che fanno anche un po' impressione.
E allora dopo un'oretta che commenti lo stato di questo, che guardi la foto dell'altra e che scrivi lo status della "buonanotte", ti accorgi che sei lì, come un pirla, con le mutande pervinca (cit.) e che forse rimpiangi la volta che ti sei iscritto ma tutto sommato va anche bene così: pieno di amici in una stanza vuota.
Poi vennero i bar, dove ci si trovava sempre la sera, dopo una giornata magari in ufficio a discutere di problemi (ma anche no), di donne, di calcio e delle solite cose accompagnati dalla birretta immancabile.
Poi venne facebook, dove ci si trova a qualsiasi orario, dopo una giornata da disoccupati a linkare, postare, commentare e digitare dove non si parla eppure si parla moltissimo, dove si è da soli davanti ad uno schermo freddo di un pc ma in realtà ci si può trovare in centinaia, accompagnati da una bottiglietta d'acqua, perchè in casa non è che puoi fare il figo e stappare un Chianti, soprattutto se sei da solo come un pirla.
Facebook entra prepotentemente nelle case di tutti gli italiani a fine anni duemilaedieci, quando le osterie non ci sono quasi più ed i bar vengono vieppiù (?) sostituiti dai lounge bar. (eeeeeehh??)
Non c'è che dire: tutto ciò che ha successo viene intriso di moralità, perchè sembra che ciò che ha successo non debba essere popolare, come se esistesse ancora Togliatti a dirci cosa è popolare e cosa no.
I moralisti degli ultimi anni non si fanno facebook perchè, dicono, faccia figo e perchè ce l'hanno tutti.
E' vero. Ce l'hanno tutti. Dai dodicenni (e qui si potrebbe discutere fino a domani) agli ottantenni (ed anche qui, si potrebbe discutere fino a domani).
C'è chi facebook lo usa per spiare le foto delle colleghe in perizoma, chi condivide frasi di Gandhi (e probabilmente manco sa chi è) e chi lo ritiene uno strumento utile per restare aggiornati col mondo.
Ci sono anche altre mille categorie di utenti, per carità, d'altronde essendo un mezzo popolare e gratuito (?) è consentito a cani e a parecchi, ahimè, porci.
Facebook, spesso, è un senso di colpa, perchè quando incontri quel tuo amico che non ce l'ha e che ti chiede con aria superiore cosa ci farai mai tutto il giorno in facebook, tu rispondi con aria dimessa con un evergreen faccio cose e vedo gente. (cit.)
In realtà, facebook si è sostituito alla banale e vuota vita di tutti i giorni.
Perchè probabilmente vai d'accordo più con l'amico che non hai mai visto e che abita a 800 km di distanza da te piuttosto del solito amico.
Perchè gli amici lontani sono persone nuove da conoscere, con esperienze nuove da condividere e anche con dialetti nuovi da imparare.
E' diventata una droga, facebook, dalla quale è difficile staccarsi.
Una droga a volte benevola e a volte maligna ma crea pur sempre dipendenza.
Eh sì, perchè quando vai al mare lo devi scrivere, quando hai un cane nuovo lo devi fotografare e quando magari ti scappa di fare l'amore, no, non è che lo scrivi però lo lasci intendere con tutte queste faccine che fanno anche un po' impressione.
E allora dopo un'oretta che commenti lo stato di questo, che guardi la foto dell'altra e che scrivi lo status della "buonanotte", ti accorgi che sei lì, come un pirla, con le mutande pervinca (cit.) e che forse rimpiangi la volta che ti sei iscritto ma tutto sommato va anche bene così: pieno di amici in una stanza vuota.
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