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giovedì 3 ottobre 2013

Si fa e basta

Quando arrivano non chiedono il permesso e nemmeno se c'è posto.
Quando arrivano, arrivano.
E non importa cosa si stia facendo, se si è impegnati in altre faccende o se si è in una crisi economica bestiale.
Quando un popolo migra, non ha tempo per chiedere il permesso di farlo.
Lo fa e basta.
Lo fa perchè altrimenti ci lascia la pelle, lo fa perchè non riesce a campare. Difficile che lo faccia per turismo o perchè ha del tempo da perdere.
Lo fa per disperazione.
Che è la stessa che prende noi italiani, oggi, come negli anni trenta, emigrare verso chissà quali posti, parlare chissà quali lingue, adattarsi a chissà quali stili di vita.
Si fugge per disperazione, si ama per disperazione e si muore per disperazione.
L'umanità con cui la gente di Lampedusa, con in testa il Sindaco, donna meravigliosa, accoglie i migranti è meravigliosa.
Senza tante parole, quelle, gli abitanti di Lampedusa, le lasciano ai politici.
Si svegliano nel mezzo della notte, pigliano, si vestono e vanno a "scaricare" quelle zattere piene di umanità, spesso piene di morte.
Non si chiedono il perchè lo fanno. Lo fanno e basta.

E' come Gino Bartali, il nostro grande campione che salvò centinaia di ebrei con la sua bicicletta.
Non si è mai chiesto se rischiava, se ne valesse la pena. Lo faceva e basta. E non lo ha neanche mai detto a nessuno.

Che bel popolo che siamo quando facciamo il bene senza parlare.

sabato 28 settembre 2013

I MISERABILI di Mau Di Tollo

Noi siamo maledetti.
Viviamo l'inferno in terra e non lo sa nessuno.
"Quello è un artista" dicono, dopo aver ascoltato quello che fai, il tuo modo di suonare le canzoni.
"Quello è un artista".
Suona uguale a "quello è un coglione".
Anche l'espressione di chi parla è la stessa.
L'artista d'oggi è un coglione, e più s'intestardisce a non cedere alle sirene della commerciabilità e più coglione è.
Io sono il Re dei coglioni, tanto per dire.
Mi ostino a credere che bisogna metterci il proprio sangue in quello che si scrive, che bisogna impuntarsi nel fare dischi veri, alla vecchia maniera, dire qualcosa, magari anche qualcosa di sbagliato, ma qualcosa di onesto, perdio. Metterci la faccia, l'anima, le palle.
La gente ti ascolta e dice "quello è un artista".
Poi accende la radio e trova ben altro. Va a fare la spesa e, tramite i diffusori del centro commerciale, ascolta altro. La sera in tv, guarda altro.
Tu non ci sei. E se non ci sei non sei legittimato, se non ci sei non lavori, se non ci sei la gente non sa che esisti.
Sopra ogni cosa, se la gente non ti ascolta alla radio o non ti vede in tv, crede che tu non sia all'altezza. Che vali poco. Che sei un illuso.
Ed è vero. Siamo degli illusi. Talmente illusi da essere convinti di avere ragione. Da credere che quello che voi sentite in radio e guardate in tv non c'entra niente con l'arte della musica. Da essere convinti che, santo dio, Francesco De Gregori e Emma Marrone non facciano lo stesso mestiere.
Di non essere migliori di nessuno. Di essere maledetti.
Si, maledetti. Perché questo mestiere è eroina, è crack, è alcool. Crea dipendenza. Non puoi essere altro. Mai. Pena l'infelicità eterna, la frustrazione, la mortificazione.
Che sarà il nostro futuro. Siamo condannati a vivere la più atroce delle vite. Senza alcuna speranza.
Si, perche tu, caro, amatissimo e incolpevolmente pigro pubblico, non cambierai mai.
Quando sarai in macchina e accenderai la radio, continuerai a rassegnarti al martirio delle playlist e continuerai a credere che, in Italia ci siano solo quei 10 artisti che vengono passati nelle ore propizie da tutte le schifose, odiose, immorali radio commerciali.
Quando accenderai la tv, guarderai X Factor e Amici, perché la gara è avvincente, la Ventura è un troione ed Elio ti fa ridere. Non ti verrà in mente di cambiare canale neanche un minuto.
Poi, un giorno, distrattamente, incapperai in uno di noi. Magari sarai capitato per caso nel tuo locale preferito a farti una birra al volo. Proprio mentre uno di noi, per quattro soldi e pochi riconoscimenti, si sta giocando la vita su un palco. Uscendo dal locale, ti soffermerai un secondo a fissarlo. Poi un pensiero veloce, furtivo, grigio ti trapasserà il cranio per poi scomparire per sempre.
"Quello è un artista", penserai.
Che suona uguale a "quello è un coglione".
Maurizio di Tollo - Settembre 2013

giovedì 5 settembre 2013

Cucchi, Aldrovandi, Sandri, Uva: uccisi come bestie e ri-uccisi di continuo. Basta!

Secondo sentenza, Cucchi è stato assassinato per "malnutrizione". 
Ripeto: secondo sentenza, Cucchi è stato assassinato per MALNUTRIZIONE.
La causa della morte è stata questa. 
Quindi dopo averlo pestato di botte l'hanno lasciato morire di fame e pure di sete! 

Io non so che reazione abbiate avuto voi a questa notizia. 
Io, sarà che sono molto coinvolto affettivamente con la famiglia Cucchi, sono rimasto ancora di più, se possibile, schifato.
E' vero, come dice il saggio, che non bisogna mai sorprendersi di nulla (soprattutto in Italia, aggiungerei) ma qui siamo di fronte ad una delle bestialità più atroci che il genere umano abbia mai fatto. 
E poi mi ritrovo a parlare con Lino Aldrovandi che mi dice "non gli basta che ce l'abbiano ammazzato, no, ora vengono a protestare sotto casa nostra per la condanna..".
E tu, da italiano, sei lì, inerme, inerte, senza parole. 
Non posso pensare alla reazione che ha avuto Ilaria e i genitori in tribunale. Cioè, non è che non posso: non ci riesco proprio.
Una barbarie che neanche in guerra. 
Lasciato morire di sete, mentre gli avevano rotto tutto ciò che il povero corpo di Stefanino conteneva, già esile di suo. 
Credo che più a fondo di così, non si può andare. 
Loro non lo sanno, ma stanno creando una tensione tra popolo e "divise" incontrollabile, incalcolabile che sfocerà in qualcosa di tremendo. 
E poi parlano di "rispetto delle Istituzioni". 
Massacrato di botte e lasciato a marcire peggio di un maiale squartato a Natale. 
Rendiamoci conto che c'è sempre una miccia che accende una guerra. 
Questa miccia è partita, si è accesa ed il detonatore non so che botto farà, ma lo farà.

Quando ho detto a Lino Aldrovandi che sono stato a Ferrara a vedere i Buskers e che ogni tanto mi veniva in mente Federico, mi ha risposto che anche lui quella stessa sera andò a vedere i Buskers e che anche a lui.. sì, anche a lui, veniva sempre in mente Federico. 
Un altro cristiano ammazzato di botte per strada, come un cane. 
Con la beffa delle "proteste" del Coisp sotto casa.
Perchè c'è anche una differenza, se possibile: un conto è se ti becchi una pallottola in fronte e via, un altro conto è se vieni MASSACRATO DI BOTTE fino alla morte. Sono due cose molto diverse.
 
Non so che altro dire, non so che altro aggiungere. 
Quello che so è che dimenticare Cucchi, Aldrovandi, Uva, Sandri e molti altri, sarebbe come ammazzarli (di botte) un'altra volta. 
Non dimentichiamoli. 
MAI!

venerdì 30 agosto 2013

Io sono

E' buffo che ciò che imprigiona una persona più di tutte sia il nome.
Sì, intendo il nome di battesimo.
Soprattutto ultimamente, dove pure i soprannomi di famiglia se ne sono andati al camposanto.
Una volta venivi chiamato per soprannome e poi, eventualmente, per nome di battesimo.
Ora, appunto, i soprannomi esistono di rado. La tradizione del soprannome viene continuata soprattutto nel sud.
Un nomignolo, un qualcosa che venisse associato al capofamiglia, viene tramandato per generazioni.
Al nord non succede quasi mai e questo è un po' triste.
Ma ciò che conta è che il nome, o il soprannome, è una catena che "perseguita" la persona per sempre, più di un'ombra, perchè almeno al buio l'ombra smette, il nome no.
Ed ecco che quando ci presentiamo ad uno sconosciuto diciamo sempre e comunque "Io sono Carlo".
Come se il "io sono" e basta non fosse poi così importante.
Abbiamo un bisogno ancestrale di questo rafforzativo.
Immaginatevi un dialogo tra due persone.
- "Ciao, come va? Io sono."
- "Ciao, tutto bene, grazie. Anch'io sono."

Ci siamo dimenticati di essere, più che di essere il Signor Pincopallino.
"Siamo" nonostante il nome, nonostante tutto.

Sarebbe più bello presentarsi dicendo "Mi chiamo Carlo" perchè quello è il mio nome ma non è la mia essenza, io sono, comunque, io.

Gli animali per presentarsi ai propri simili si annusano, noi diamo il nostro biglietto da visita o la carta d'identità.
E' una negazione d'identità, la carta d'identità.
Come se senza quel pezzo di carta, non si esistesse.
E' così che c'hanno educati.

E' così che c'hanno rubato il pensiero.  

giovedì 22 agosto 2013

La mia generazione

La generazione di cui faccio parte, che è quella degli anni '80, sarà una generazione che, se non vuol morire di fame, dovrà inventare.
Dovremo tornare ad essere quel popolo che hanno decantato tutti, nel mondo.
Vi confesso che ho una gran voglia di sentirmi fiero di essere italiano.
Oggi è oggettivamente impossibile.
Il tempo spreca se stesso e passa e va.
Non c'è tempo per i "forse", per i "ma" e per i "se".
Noi siamo una generazione che per prima si è dovuta integrare con persone che arrivavano da ogni parte del mondo e non è facile.
L'integrazione, nonostante sia un fenomeno umano, e come tale, va solo accettato, è difficile anche se può diventare ricchezza culturale e non solo.
Se avessi un microfono e avessi davanti a me tutta la mia generazione (che non ha ancora perso, semi-cit.), direi di ricercare la bellezza, che è l'unico modo per andare avanti.
Ma questa non è retorica, è verità vera.
Senza l'estetismo, un popolo non va da nessuna parte.
Pieghiamoci magari a compromessi, soffriamo, urliamo bestemmie al cielo ma non spezziamoci.
Da vecchi saremo orgogliosi di essere stati la generazione più sfigata sì, ma che ce l'ha fatta.
In Italia è tutto finito, l'unica cosa che dovevano fare, per logica, era una legge che tutelasse il turismo.
Non hanno fatto manco quella.
Parlano tutto il giorno per salvarsi il culo a vicenda perchè hanno capito che gli resta poco tempo e che poi non ci sarà più modo per le scuse. Scorrerà sangue. Ma non c'è da sorprendersi, sono solo corsi e ricorsi storici.
Rendiamolo ancora bello sto paese. Tiriamo fuori le palle. La rivoluzione culturale parte da noi, con buona pace di una buona parte di sessantottini venduti e inconcludenti.
La generazione mia è quella più sfigata ma è anche quella che ha una carta in mano, l'ultima.
Non sprechiamola.

mercoledì 14 agosto 2013

Quando muore un cane sei solo

Il cane non è umano, grazie al cielo.
Quando arriva in casa, fa subito parte di te, della famiglia ed essendo un essere divino, angelico, non metti mai in conto che un giorno o l'altro se ne andrà.
Quando muore un cane la solitudine prende il suo posto e ti fa sentire il peso enorme della sua mancanza, la sua assenza diventerà un assedio, come disse il poeta Piero Ciampi.
Nulla a che vedere, ovviamente, con la morte di un proprio caro.
Ma se quando muore un proprio caro si è, a volte con molta ipocrisia, avvinghiati da amici e parenti con le solite odiose frasi di rito, quando muore lui, il cane, nessuno ti è vicino.
Ti dicono che "tanto è solo un cane, ne prenderai un altro e lo dimenticherai".
Lì c'è il dramma.
Tu che non riesci a spiegarti ed a spiegare che il dolore si vive ora e qui (cit.) e che per tutti il dolore degli altri è dolore a metà. (ri-cit.)
E' atteggiamento ipocrita quello di chi fa finta di tirarti su il morale con quelle frasi "alla Fabio Volo".
Perchè con il cane si instaura un rapporto che non si avrà mai con nessun umano. Neanche con il tuo migliore amico.
Perchè il cane, tuttavia, se deve pisciare, ti viene a leccare i piedi, per dirti che o ti alzi o te la fa sulla pianta.
Perchè il cane ti ama e non chiede necessariamente nulla in cambio.
Perchè il cane quando ti vede, ti vuole, ti desidera, come nessuna donna o uomo possa volerti.
Perchè il cane, se potesse, farebbe l'amore con te, più di quanto tu lo voglia fare con una Kasia Smutniak (?) qualsiasi.
Perchè il cane è letteratura (da Fenoglio a Saramago) e musica (Rino Gaetano, De Andrè, Gaber..).
Perchè il cane quando è emozionato piscia, mentre tu, umano, quando (e se) ti emozioni ti tieni tutto dentro.
Perchè il cane ha gli occhioni dolci se deve farsi perdonare e le orecchie basse se deve gioire.
Perchè al cane basti tu. E a te non basta lui.
E' un amore gratuito che è l'unico vero amore, che io sappia.
Perchè quando muore un cane, il tuo cane, ti vengono in mente le sgridate di quando ha cagato sul tappeto o le sberle quando fa qualcosa che non va a te (ma che per lui è del tutto naturale) e quando non c'è più ti ricordi tutto e pensi a cosa avesse fatto di tanto malvagio per meritarsi le tue incazzature e ti senti irrimediabilmente una merda.
Perchè il cane sente quando stai male e cerca di consolarti. E sta lì fermo in attesa di una tua carezza, consapevole che tu hai capito che lui e lì a posta per te. Che se potesse toglierti il dolore si farebbe frustare indossando il cilicio.
Perchè il cane ascolta la musica che ascolti tu.
Perchè il cane, se gli parli, ti ascolta.
Perchè il cane ha solo te e tutto il resto è relativo.
Perchè il cane è una creatura che tu, uomo, non meriteresti neanche, ma credo che se il cane ti regala il suo tempo e poi se ne va è per farti capire che la vita va vissuta ogni attimo, esattamente come ha fatto lui, prima dell'ultimo respiro, prima dell'ultimo sguardo, prima dell'ultimo pensiero che sicuramente era indirizzato a te.
Ecco perchè si è soli. Perchè tutte queste cose, ti vengono in mente sempre quando, purtroppo, è maledettamente troppo tardi.

martedì 16 luglio 2013

Caro Beppe, leggi qua.

Caro Beppe.
E' d'uopo (ehm.. ehm..) che io, da tuo elettore, ti scriva i miei dubbi e le mie perplessità.
Lascia che te lo dichi (alla Filini): hai sbagliato (quasi) tutto e, se mi lasci parlare, ti spiego anche il perchè.
Il principio era una fresca ventata d'ottimismo, io stesso ero ottimista. Finalmente - pensavo - ciò che sentivo e ciò che mi entusiasmava nei suoi spettacoli, posso votarlo alle politiche.
E' vero, mi sentivo, ci sentivamo tutti rappresentati: dal rispetto per l'ambiente, dal mandare a casa quella gentaglia, dall'abolizione dei contributi a giornali e partiti eccetera eccetera eccetera. (cit.)
Io che ti seguo da oltre dieci anni nei tuoi spettacoli, ho sempre condiviso tutto. E io che condivida tutto di ciò che dice una persona non è così semplice, per dire.
Comunque arrivano le elezioni, tu fai il figo e attraversi mari (stretto di Messina, ndr) e monti, ti fai un culo così e poi sembrava un tripudio annunciato, anche perchè, diciamocelo, correvi quasi da solo.
Però, è vero, eri un outsider, forse ti saresti accontentato di meno alla prima tornata e invece la tua vittoria è sintomatica di quanto la gente non ne potesse più di quelli là.
Veniamo al post elezioni.
Encomiabile, ripeto, encomiabile la restituzione del finanziamento pubblico del M5S allo Stato. Talmente encomiabile che non ha fatto notizia, perchè, purtroppo non ci siamo più abituati.
Encomiabili altre tue iniziative, forse con qualche eccesso ma comunque l'impegno ce l'avete messo e ce lo state mettendo, seppur con quella classica puzza sotto il naso che sembra l'abbiate ereditata da Montezemolo, nemmeno Cristo in persona ce l'aveva (e devo dire che poteva anche permettersela, il famosissimo Gesù, cit.)
Ma, non puoi pensare di governare un paese, sì, perchè le politiche hanno detto questo, con la classe politica che ti ritrovi.
VITO CRIMI, minchia Vito Crimi.
Pensa che Vito Crimi legge il mio blog, è pazzesco, da quando è nato (il blog). Ci siamo sentiti anche a dicembre per gli auguri, ancora quando avevo il profilo facebook, quando lui non era (era?) ancora nessuno.
Apro il messaggio di posta e leggo "Tanti auguri a te e famiglia. Vito".
L'ho ringraziato, mica vado a pensare che poi mi diventa capogruppo alla Camera.
Dài Vito, so che leggi 'sto blog e so che ci stimiamo a vicenda, tant'è vero che l'amicizia me la chiedesti tu.
Ma, con tutto il rispetto Vito, hai la faccia di uno che si trova lì per sbaglio, sembri uno che doveva indossare gillet alla pescatora e portarsi delle canne da pesca e andare sul Trasimeno a pescare con suo figlio. Mi dài quell'idea lì, Vito.
Sei senz'altro un'ottima persona, Vito. Ma quelli là te sbranano, anzi, te c'hanno (già) sbranato.
Senza poi passare alla Lombardi, a Mastrangeli, a Fico: è tutta gente che poteva fare i Giochi senza Frontiere, BEPPE!!
Ecco cos'avete sbagliate, tu e belli capelli, non siete stati capaci di formare una classe politica.
Non hanno polso, non sono nessuno.
Hanno appena più polso di Gasparri, ma non è un complimento.
Siete a metà tra una promessa e una delusione.
Io non vi voterò più e se vuoi ti spiego anche il perché: non mi sento (più) rappresentato, da una classe politica che porta avanti idee (condivisibili) ma che non sa relazionarsi (più) con il mondo reale, con la gente che si spara in testa perchè non ha il cibo per il figlio. State lì a cazzeggiare, maddai!!
E' chiaro che non voterò più ma proprio più. Non mi sento rappresentato da nessuno, Beppe: anche per oggi non si vola. (cit.)