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lunedì 21 novembre 2011

Lasciate in pace Fabrizio

Premetto che nel mio blog parlo a titolo personale, come sempre, e volevo porre all'attenzione di chi mi legge una cosa che per me suona (è proprio il caso di dirlo) come un bestemmione in chiesa.
Premetto, inoltre, che sono assolutamente ignorante musicalmente (nel senso tecnico) ovvero che non sono un musicista e che il pianoforte ho smesso di suonarlo all'età di 12 anni a causa di un'insegnante che me l'ha fatto odiare (...).
Dopo queste due premesse mi sembra doveroso esprimere il mio "sentire" sull'ultimo lavoro fatto a Fabrizio De Andrè.
Sì, avete letto bene: fatto "A" Fabrizio De Andrè.
Lo trovo un lavoro qualitativamente talmente di bassa lega che sembra quasi sia stato fatto a puro scopo economico (?).
Di Fabrizio conosco tutto: tutte le sue opere (a memoria), un figlio, alcuni suoi stretti collaboratori, alcuni suoi ex musicisti, alcuni suoi grandi amici.
La voce di Fabrizio è una delle prime voci maschili che io ho sentito e ascoltato, fin dai primi anni della mia vita, quando mia madre veniva a svegliarmi con "Storia di un impiegato" piuttosto che con "La buona novella".
La mia infanzia ha avuto come sottofondo la sua voce profonda, straordinaria, inimitabile e da contralto, tutti quei suoni un po' etnici e un po' genovesi che hanno segnato, soprattutto, gli ultimi album di Faber.
Detto questo, non sono certo il tipo che mette in discussione la London Simphony Orchestra, non ho gli strumenti, non potrei mai.
E' come se il Trota avesse da ridire su un articolo di Montanelli: non ci sta, dai.
E' come se Bergomi insegnasse a palleggiare a Maradona (potrei continuare all'infinito, ok, mi fermo qui).
Questi fotomontaggi musicali non ci stanno. Non mi piacciono, non li voglio sentire e non comprerò mai quest'ultima genialata.
Fabrizio me lo voglio ricordare che canta "Ho visto Nina volare" mentre pizzica le corde, senza troppe pippe intorno, perchè De Andrè non ne ha bisogno.
Fabrizio De Andrè è come un Magritte: puoi metterci anche la cornice più costosa del mondo attorno, ma è il dentro che risplende.
I pezzi che racchiudono quest'ennesima raccolta Deandreiana sono sempre i soliti e siccome sono sempre i soliti, ci si deve pur inventare qualcosa, o no?
Non voglio pensare al motivo per cui è stato fatto questo, dico solo, da amante appassionato, che non ce n'era assolutamente bisogno.

Fabrizio, perdonali, perchè non sanno quello che fanno (cit.).

2 commenti:

  1. sono d'accordo con te. a faber non sarebbe piaciuto. L'ARTICOLO è CME SEMPRE ECCEZIONALE. gRAZIE CARLO. E LASCIATE IN PACE FABRIZIO. LUI NON PUO' ESSERE UNA MACCHINA "DA SOLDI".lUI VIVE IN TRASCENDENZA CON L'ASSOLUTO. E QUESTE SEMPRE NUOVE "RIPRODUZIONI" TOLGONO A FABRIZIO QUELL'UNICITA' DI ESSERE STATO IL PIU' GRANDE DI TUTTI.

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  2. Pienamente d'accordo.

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