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venerdì 7 giugno 2013

Miserabili esseri non pensanti

La cronaca è la seguente: un padre porta il proprio figlio di due anni a scuola. La scuola che frequenta il bimbo è nel tragitto che egli fa ogni mattina per andare a lavoro.
Succede che il bimbo, seduto dietro nel seggiolino, sta in silenzio mentre papà guida.
Una guida con i mille pensieri che tutti noi abbiamo, ogni santo giorno.
Il padre si reca a lavoro, non accorgendosi di Luca, suo figlio, che nel tragitto si addormenta nel sedile posteriore.
Sono le solite otto ore di lavoro, monotone, che gli consentono di portare a casa quattro luridi soldi per mandare avanti quella famiglia di cui Luca, da poco tempo, ne è il motore, la gioia, l'epicentro gioioso.
Doveva andare all'asilo, il bimbo, quella mattina. Le maestre non lo vedono arrivare, lo pensano malato.
All'orario di uscita dei bimbi da scuola, i nonni di Luca, sono lì, pronti a prendere la loro creatura e a portarlo a casa. Ma Luca non c'è. Non lo vedono uscire dal cancello della scuola.
Eppure sono sicuri che il bimbo quel mattino a scuola ci doveva essere. Cosa sarà successo?
Luca quel mattino non è andato a scuola perchè è rimasto chiuso in macchina per otto ore. Probabilmente il primo giorno di caldo di quest'anno, a volte la vita è anche questo.
Papà sta per uscire dal lavoro e si accorge della tragedia. Urla, sbraita, ansima, corre come un folle verso la macchina, dopo aver realizzato ciò che stava succedendo.
Apre la macchina, lo trova esanime, senza vita.
Ripeto: il padre trova suo figlio di due anni senza vita.
Gli viene un malore e cade a terra.
Qualcuno chiama l'ambulanza e i Carabinieri. La tragedia è compiuta.

E poi è la solita storia. L'Italia, anzi, il mediocre popolo italiano, inveisce contro il padre, colpevole di essersi dimenticato il figlio in una scatola di latta per otto lunghe ore.
I giudizi si sprecano, chissà in quanti hanno augurato la morte a quell'uomo.
I giornalisti sbattono il mostro in prima pagina.
"Ma come cazzo si fa a dimenticarsi il figlio in macchina!? Vergogna, deve morire anche lui" mormora la gente.

Ora Luca non c'è più, ha messo le ali da angelo ed è volato in cielo.
Il papà ora subirà processi e ingiurie di tutti i tipi.
Il sindaco di Piacenza è stato uno dei pochi a prendere le difese del padre, provando ad azzardare un "può capitare a tutti".
Certo Sindaco che può capitare a tutti. Ma qui siamo in Italia.
L'italiano è un popolo da bar e quindi il padre deve morire.

La gente che dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio (cit.) dovrebbe andare da quel padre, prenderlo ed impalarlo. Anzi, scuoiarlo come i porci. E sentirlo piangere dal dolore, ancora una volta, ancora di più, allora sì che la punizione sarebbe giusta.

Ora tu becero e misero uomo che giudichi:
in nome di chi giudichi quell'uomo?
Non pensi che gli basta già il senso di colpa eterno di sentirsi l'omicida del proprio figlio?
No, forse non lo pensi. Perchè sei abituato al non pensiero.
Quindi è giusto che paghi, quel padre. E' la legge degli uomini.

A Luca lo aspetta il Paradiso Divino.
Al papà l'inferno umano.

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